La Juventus si trova attualmente ad affrontare una fase di stallo estremamente complessa per quanto riguarda il mercato in uscita, un'impasse che rischia di condizionare pesantemente le strategie future del club bianconero. Nonostante la ferma volontà della dirigenza di snellire l'organico e abbassare il monte ingaggi, le offerte concrete faticano ad arrivare alla Continassa, lasciando la società con un numero elevato di giocatori considerati fuori dal progetto tecnico. Finora, il bilancio delle cessioni è apparso decisamente magro, limitandosi quasi esclusivamente a operazioni in prestito che non garantiscono un incasso immediato né una separazione definitiva. Gli addii di Vlahovic e Kostic, avvenuti per la naturale scadenza dei loro contratti, non hanno portato benefici economici diretti, mentre le partenze di Openda e Joao Mario hanno fruttato complessivamente soltanto cinque milioni di euro, una cifra irrisoria rispetto alle necessità di bilancio della Vecchia Signora.

Il vero ostacolo che impedisce la partenza dei cosiddetti esuberi è rappresentato dai contratti faraonici sottoscritti nelle passate stagioni, che oggi risultano del tutto fuori mercato per la maggior parte delle società di media classifica. L'emblema di questa situazione è Jonathan David, l'attaccante arrivato lo scorso anno a parametro zero ma con un esborso di ben 12,5 milioni di euro in oneri accessori e un ingaggio netto di 6 milioni a stagione per cinque anni. Il calciatore, che durante il ritiro con la nazionale del Canada in occasione del Mondiale ha ribadito più volte la sua intenzione di non lasciare Torino, rappresenta un problema di difficile soluzione. Senza una cessione a titolo definitivo, la Juventus potrebbe essere costretta a valutare un prestito oneroso, dovendo però farsi carico di una parte consistente dello stipendio per convincere eventuali acquirenti.

Non meno complicata è la gestione del centrocampo, dove spicca il caso di Teun Koopmeiners. Nonostante l'interesse mostrato da diversi club europei, nessuna società ha ancora sferrato l'attacco decisivo per assicurarsi le prestazioni dell'olandese, che percepisce un ingaggio lordo superiore ai 6 milioni di euro. La situazione è ulteriormente aggravata dalle normative fiscali: il giocatore beneficia infatti del Decreto Crescita, uno strumento che rende il suo costo aziendale sostenibile per la Juventus ma che diventerebbe un onere pesantissimo per qualsiasi club straniero intenzionato ad acquistarlo, poiché le tasse sull'ingaggio aumenterebbero drasticamente fuori dai confini italiani. Accanto a lui, la posizione di Arthur rimane incerta; sebbene il brasiliano abbia accettato una riduzione dello stipendio portandolo a 3,7 milioni netti, la strada più probabile sembra essere quella di una risoluzione consensuale del contratto, un'operazione che certificherebbe l'impossibilità di monetizzare il suo cartellino.

Infine, la lista dei partenti comprende nomi illustri come Nico Gonzalez, che ha espresso il desiderio di tornare a giocare in Spagna ma che resta bloccato da uno stipendio analogo a quello di Arthur, e Arkadiusz Milik, il cui ingaggio lordo supera i tre milioni di euro nonostante la recente spalmatura su più anni. Anche nel reparto difensivo la situazione non è semplice: Federico Gatti ha una valutazione di circa 20 milioni di euro ma percepisce 3 milioni netti, mentre Rugani e Cabal pesano complessivamente per oltre 3,5 milioni sulle casse sociali. In totale, la Juventus punta a risparmiare circa 45 milioni di euro lordi attraverso queste cessioni, una cifra vitale per finanziare i nuovi acquisti e garantire la sostenibilità economica del club. Tuttavia, senza un cambio di passo nelle trattative o una rinuncia economica da parte dei calciatori, il rischio di iniziare la stagione con una rosa sovraccarica e costi insostenibili diventa ogni giorno più concreto.