L'entusiasmo per la maglia azzurra sembra essersi già spento, soffocato dalle dinamiche frenetiche del calciomercato estivo che domina le testate giornalistiche e i pensieri dei tifosi. Nonostante l'avvicinarsi dell'esordio della Nazionale di Roberto Mancini in Nations League, previsto tra il 25 e il 29 settembre, l'attenzione mediatica si è spostata altrove con una rapidità disarmante. Il dibattito che aveva infiammato le piazze riguardo al futuro della panchina e ai vertici federali, coinvolgendo nomi del calibro di Giovanni Malagò, Paolo Maldini e Andrea Pirlo, è ormai un ricordo sbiadito. Oggi, la priorità degli appassionati non è più il destino tattico dell'Italia o la ricerca di nuovi talenti cresciuti negli oratori, ma la rincorsa spasmodica all'ultimo acquisto straniero, spesso preferito a prescindere dal valore assoluto rispetto ai prodotti del nostro vivaio.

Le grandi potenze del nostro campionato stanno seguendo una linea chiaramente esterofila, privilegiando profili internazionali a discapito dei talenti nostrani in ogni reparto. L'Inter ha deciso di puntare sulla solidità britannica con gli innesti di John Stones e Djed Spence, cercando di rinforzare la difesa per dare un nuovo assalto alla massima competizione europea. Sulla sponda rossonera del Naviglio, il Milan ha investito pesantemente sul portoghese Gonçalo Ramos, prelevato dal Paris Saint-Germain, e sta definendo l'arrivo del giovane talento belga-portoghese Diego Moreira per ringiovanire le corsie esterne. Anche a Napoli il clima è elettrizzante per l'approdo del brasiliano Gabriel Jesus; un entusiasmo travolgente che mette in ombra l'acquisto del calabrese Favasuli e accelera la volontà di sbarazzarsi del centravanti piemontese Lorenzo Lucca, ormai considerato un esubero nel nuovo progetto tecnico partenopeo.

La Juventus non è da meno in questa tendenza, avendo celebrato con grande enfasi l'acquisto del gioiellino bosniaco Alajbegovic, incaricato di servire assist per il terminale offensivo francese Randal Kolo Muani. Significativo è il caso della porta bianconera: l'italiano Guglielmo Vicario è arrivato a Torino solo come terza scelta, dopo che il giapponese Suzuki ha rifiutato il trasferimento e l'argentino Emiliano Martinez è stato frenato da un infortunio a un dito. A Roma, la sponda giallorossa attende con ansia le giocate della promessa portoghese Rodrigo Mora e i tiri dalla distanza dell'argentino Nahuel Molina. In questo panorama, la Lazio rappresenta una parziale eccezione con l'ingaggio di Davide Frattesi, sebbene il centrocampista arrivi da una stagione vissuta prevalentemente in panchina all'Inter. Persino il Como, solitamente attento al mercato internazionale, sta cercando di invertire la rotta puntando su Mattia Liberali e insistendo per Moise Kean, cercando di dare un'anima italiana a una rosa sommersa da stranieri.

Il paradosso più evidente di questa sessione di trasferimenti riguarda però Sandro Tonali, l'unico vero pezzo pregiato del calcio italiano per cui un club ha deciso di investire cifre astronomiche, ma lontano dalla Serie A. Il Tottenham ha infatti sbaragliato la concorrenza mettendo sul piatto un'operazione complessiva da ben 116 milioni di euro per portare il centrocampista azzurro in Premier League. Mentre i nostri club faticano a valorizzare i prodotti del vivaio nazionale, preferendo scommesse estere o campioni a fine carriera, i talenti migliori vengono regolarmente esportati verso campionati economicamente più solidi. Questa tendenza conferma una crisi d'identità profonda per il nostro movimento, che si riscopre patriottico solo a ridosso delle competizioni ufficiali, quando il tricolore tornerà di moda per qualche giorno prima di essere nuovamente riposto nel cassetto in attesa della prossima sessione di mercato.