Matías Almeyda non è più l'allenatore del Siviglia. La decisione è arrivata dopo la pesante sconfitta casalinga contro il Valencia (0-2), che ha rappresentato il punto di rottura per la dirigenza del club di Siviglia. A meno di nove turni dalla conclusione del campionato, la squadra biancorossa naviga in acque pericolose, appena tre lunghezze al di sopra della zona retrocessione, mentre rivali diretti come Alavés ed Elche continuano a raccogliere punti e altri club come Valencia e Getafe hanno ormai consolidato la permanenza.
L'argentino era arrivato in Andalusia come una sorta di salvatore, diventando ben più di un semplice tecnico tattico. Con il suo carisma e la sua visione del gioco, aveva conquistato lo spogliatoio e una porzione significativa della tifoseria, che in lui vedeva un simbolo di rinascita nei momenti più bui. Nel primo quarto di stagione i risultati erano stati incoraggianti, con il Siviglia che aveva toccato il sesto posto. Poi è arrivato il crollo: appena sette punti in 33 disponibili, culminati nella disastrosa sconfitta casalinga contro il Levante (0-3), allora fanalino di coda.
Nella prima metà della stagione Almeyda aveva dimostrato maggiore acume nella preparazione della partite rispetto alla gestione tattica durante i novanta minuti. Dalla ripresa del campionato la situazione si era invertita, con il Siviglia che mostrava maggiore compattezza nei momenti di difficoltà. Tra le luci e le ombre spiccavano però due risultati che avevano generato nuove preoccupazioni: la débâcle in trasferta a Maiorca (4-1) e il pareggio sofferto contro il Girona (1-1). Quest'ultima gara aveva mostrato una difesa completamente vulnerabile e una pressione alta poco organizzata, con i calciatori in evidente difficoltà.
Le critiche alla proposta di gioco sembravano aver sortito qualche effetto iniziale. Contro l'Alavés, Almeyda aveva schierato un assetto molto prudente, con l'obiettivo di proteggere la propria area e ripartire in contropiede, una soluzione richiesta a gran voce per limitare i danni difensivi. Il piano è però naufragato quando l'espulsione precoce di Juanlu ha costretto il Siviglia a soffrire un altro pareggio. Durante questa partita l'allenatore è stato espulso per proteste nei confronti dell'arbitro, ricevendo una squalifica di sette giornate poi ridotta a cinque. Sebbene il pubblico lo avesse difeso, i giocatori avevano perso il loro principale punto di riferimento e la loro maggiore fonte di fiducia.
Al di là dei risultati, diverse scelte strategiche hanno alimentato il dibattito negli ambienti del club. La gestione della rosa ha rappresentato un punto critico, con decisioni sulla titolarità di alcuni elementi che hanno generato perplessità tra addetti ai lavori e osservatori. La combinazione tra una proposta tattica sempre più fragile, gli errori nel gestire le energie della squadra e una situazione di classifica divenuta insostenibile ha spinto la società a compiere la scelta di sollevare dall'incarico l'allenatore che solo pochi mesi prima era sembrato il profeta salvatore del progetto sivigliese.

















