Florentino Pérez ha deciso di giocare nuovamente la carta dello "Special One" per risollevare le sorti di un Real Madrid reduce da due stagioni consecutive senza alcun trofeo in bacheca. Il ritorno di José Mourinho sulla panchina dei Blancos per la stagione 2026-27 segna un punto di svolta drastico nella gestione del club, richiamando alla memoria l'atmosfera del 2010. Proprio come allora, il tecnico portoghese viene chiamato per detronizzare un Barcellona dominante, che ha conquistato gli ultimi due titoli nazionali e che oggi ruota attorno al talento generazionale di Lamine Yamal. La sfida si preannuncia titanica, ma Mourinho potrà contare su una rosa ricca di stelle mondiali, nonostante le recenti turbolenze interne che hanno minato la stabilità della squadra nelle ultime annate.

La decisione di riportare Mourinho a Madrid è stata una mossa personale del presidente Florentino Pérez, che a 79 anni ha voluto riprendere saldamente in mano le redini del club. Sebbene il direttore generale José Ángel Sánchez avesse inizialmente spinto per la nomina di Xabi Alonso la scorsa estate, Pérez ha preferito puntare sull'usato sicuro, promettendo il ritorno dell'allenatore che vinse la Liga dei 100 punti in caso di rielezione nelle votazioni anticipate di giugno. L'annuncio ufficiale è arrivato con il classico stile mediatico del presidente, proprio nel giorno dell'apertura del Mondiale. Tuttavia, non mancano le voci critiche: Jorge Valdano, ex dirigente e leggenda del club, ha sottolineato come il contesto sia profondamente mutato, dichiarando che sono passati quasi quindici anni e che né il calcio, né la società, né lo stesso Mourinho sono più quelli di una volta.

Il compito principale dello stratega di Setúbal sarà quello di riportare l'ordine in uno spogliatoio che, sotto la guida di Álvaro Arbeloa, era precipitato nel caos più totale. La scorsa stagione è stata segnata da episodi incresciosi, come la rissa tra Federico Valverde e Aurélien Tchouaméni che ha costretto l'uruguaiano a ricorrere a cure ospedaliere per dei punti di sutura. Il clima di tensione era palpabile anche tra i tifosi, con una petizione online che chiedeva l'addio di Kylian Mbappé arrivata a raccogliere ben 30 milioni di firme dopo la sconfitta decisiva nel Clásico. Mourinho è stato dunque scelto come l'uomo della "legge e ordine", l'unico profilo ritenuto capace di gestire personalità così forti e di placare le polemiche che circondano costantemente la Casa Blanca.

Nonostante alcune difficoltà sul mercato, come il rifiuto dell'Atlético Madrid per un'offerta da 129 milioni di sterline per Julián Álvarez, i preparativi per la nuova stagione sono iniziati sotto un'inedita coltre di riservatezza. Mourinho ha iniziato a lavorare un mese prima dell'inizio ufficiale del contratto, evitando presentazioni sfarzose e limitando le sue dichiarazioni a brevi interventi nei canali ufficiali del club. In una delle sue prime interviste, ha chiarito subito la sua filosofia: "Non si tratta di lavorare al Real Madrid, ma di lavorare per il Real Madrid". Questo approccio più sobrio è stato accompagnato dalla cancellazione delle consuete tournée estive mondiali a favore di amichevoli più discrete in Europa, segno di una volontà ferrea di concentrarsi esclusivamente sulla preparazione atletica e tattica.

Una delle notizie più positive per il nuovo corso di Mourinho è senza dubbio il rinnovo contrattuale di Vinícius Júnior. Dopo mesi di speculazioni che lo accostavano con insistenza all'Arsenal, l'attaccante brasiliano ha firmato un nuovo accordo per i prossimi sei anni, confermandosi come il pilastro centrale del progetto tecnico. Mentre il Barcellona sembra intenzionato a rinforzarsi ulteriormente cercando di strappare Rodri al Manchester City, il Real Madrid si affida alla solidità ritrovata e al carisma del suo nuovo allenatore. La stagione 2026-27 si prospetta come una delle più avvincenti degli ultimi anni, con Mourinho chiamato a dimostrare di poter ancora fare la differenza nel calcio d'élite e di poter riportare i Galacticos sul tetto di Spagna.