La Confederazione Africana del Calcio (CAF) ha intrapreso una svolta storica che modificherà radicalmente il panorama del calcio nel continente, ma questa decisione ha comportato un sacrificio economico senza precedenti. Il passaggio della Coppa d'Africa (AFCON) da una cadenza biennale a una quadriennale ha infatti causato il naufragio di un accordo commerciale che avrebbe garantito entrate per oltre un miliardo di dollari nell'arco di otto anni. Questa scelta strategica, sebbene mirata a una maggiore sostenibilità organizzativa, ha costretto i vertici del calcio africano ad abbandonare il processo di gara per i diritti del 2025, che era ormai giunto alle fasi conclusive con cifre da capogiro sul tavolo delle trattative.
Il presidente della CAF, Patrice Motsepe, aveva inizialmente mostrato grande fiducia riguardo alla chiusura di questa partnership colossale durante un incontro ufficiale a Rabat, in Marocco. In quell'occasione, Motsepe aveva sottolineato l'importanza del lavoro svolto ad Addis Abeba per definire questa collaborazione miliardaria, dichiarando che erano stati fatti progressi significativi per assicurare il futuro finanziario dell'organizzazione. Tuttavia, lo scenario è mutato drasticamente poco dopo la conclusione della Coppa del Mondo, quando la federazione ha deciso di resettare tutto e aprire un nuovo bando di gara per i diritti delle edizioni 2028, 2032 e 2036. Questo nuovo approccio frammentato sostituisce il precedente pacchetto unico, segnando una rottura netta con la strategia commerciale seguita fino a pochi mesi fa.
Luxolo September, responsabile della comunicazione della CAF, ha spiegato ufficialmente che il cambio di frequenza del torneo è l'unico responsabile dell'annullamento delle trattative precedenti. Secondo quanto riferito, il comitato esecutivo ha preso una decisione unanime il 20 dicembre scorso per spostare la competizione su un ciclo di quattro anni, ritenendo che fosse nell'interesse superiore del calcio africano allinearsi al calendario internazionale delle partite. September ha precisato che questa decisione ha modificato in modo sostanziale la portata dei diritti commerciali disponibili, rendendo di fatto nullo il precedente invito a presentare offerte poiché non rifletteva più la nuova realtà del torneo continentale.
La situazione attuale mette in luce una fragilità finanziaria che dura ormai da diversi anni, dato che la CAF non dispone di un contratto commerciale a lungo termine dal 2019. L'ultimo grande accordo di questo tipo risaliva all'epoca della presidenza di Issa Hayatou, quando fu siglato un contratto di garanzia minima da un miliardo di dollari con la società francese Lagardère per il periodo 2016-2028. Suketu Patel, ex presidente del comitato finanziario, ha ricordato come quella firma fosse stata un momento epocale per l'ente, arrivata dopo aver scartato altre proposte meno remunerative. La fine prematura di quel legame e il recente fallimento delle nuove trattative pongono oggi la CAF in una posizione complessa, costretta a cercare nuovi partner in un mercato che deve ancora metabolizzare il nuovo formato quadriennale.
Le ripercussioni di questa scelta si rifletteranno inevitabilmente sullo sviluppo del calcio di base in tutto il continente africano. Con meno fondi certi nel breve periodo, le federazioni nazionali potrebbero incontrare ostacoli nel finanziamento di progetti infrastrutturali e nella crescita dei vivai, elementi cruciali per colmare il divario con le potenze calcistiche europee e sudamericane. D'altra parte, i sostenitori della riforma sostengono che un torneo ogni quattro anni aumenterà il prestigio e il valore della singola edizione, attirando sponsor di livello globale che preferiscono eventi esclusivi e meno frequenti. Resta da capire se questa scommessa a lungo termine riuscirà a compensare la perdita immediata di un miliardo di dollari, garantendo alla CAF la stabilità necessaria per gestire le prossime sfide del calcio mondiale.



