Gianni Infantino, il presidente della FIFA, è riuscito a mantenere salda la sua posizione al vertice del calcio mondiale nonostante la tempesta mediatica e politica scatenata dal controverso piano di vendita dei diritti dei Mondiali a investitori privati. Dopo giorni di fortissime tensioni, culminati in un vertice d'urgenza tenutosi in Marocco mercoledì scorso, i vertici della federazione internazionale hanno confermato la loro piena fiducia nel dirigente svizzero-italiano. Questo sostegno arriva in un momento critico, segnato da una profonda spaccatura interna e dalle minacce di boicottaggio da parte della UEFA, che si era fermamente opposta a qualsiasi tentativo di privatizzazione della competizione più prestigiosa del pianeta, temendo una deriva puramente commerciale a discapito dei valori sportivi.
Durante l'incontro, Infantino ha dovuto fare un passo indietro senza precedenti, ammettendo pubblicamente che sono stati commessi degli errori significativi nella gestione del progetto denominato FIFA Forward Enterprise. In una lettera ufficiale firmata insieme al segretario generale Mattias Grafstrom, il presidente ha dichiarato: "Riconosciamo che sono stati fatti degli sbagli nel processo di creazione della proposta. Non era certamente nostra intenzione far sentire esclusi il Consiglio FIFA e le associazioni membri, e la situazione avrebbe dovuto essere gestita in modo diverso". Queste parole segnano la prima vera ammissione di colpa da parte di Infantino, che ha anche porto le sue scuse per come la fuga di notizie sui media sia stata gestita nelle fasi successive, alimentando un clima di incertezza e sospetto tra i vari portatori di interesse.
La posizione di Infantino era apparsa vacillante non solo per le critiche esterne, ma anche per i dissidi interni che stavano minando la sua autorità. Mattias Grafstrom, pur avendo firmato la lettera di riconciliazione, aveva precedentemente inviato un'e-mail ai dipendenti definendo la proposta del presidente come "triste e deplorevole". A questo si sono aggiunte le pesanti accuse di Prince Ali bin Hussein, presidente della Federcalcio giordana, che aveva parlato apertamente di un tentativo di "ricatto" da parte del numero uno della FIFA. La pressione era diventata insostenibile dopo che la UEFA aveva confermato l'intenzione di boicottare ogni evento organizzato dalla federazione internazionale qualora il piano fosse stato approvato, mettendo seriamente a rischio la stabilità economica e sportiva dell'intero sistema calcistico globale.
Nonostante il clima di sfiducia, il consiglio di gestione della FIFA ha voluto stroncare sul nascere ogni ipotesi di dimissioni o di sfiducia formale attraverso una chiara dimostrazione di unità. Nel comunicato finale, i dirigenti hanno ribadito il loro "pieno sostegno al presidente Gianni Infantino, in quanto unico funzionario eletto dalle 211 associazioni membri della FIFA". Per evitare che simili crisi si ripetano in futuro, è stata annunciata una revisione interna approfondita, i cui risultati saranno presentati in un rapporto dettagliato durante la prossima riunione del Consiglio FIFA. Resta da vedere se queste scuse basteranno a ricucire lo strappo con le federazioni continentali, in particolare quella europea, che continua a guardare con estremo sospetto a ogni tentativo di riforma che possa alterare gli equilibri storici del calcio mondiale.
La vicenda mette in luce la complessa rete di poteri che governa il calcio internazionale, dove la ricerca di nuovi introiti commerciali spesso si scontra con la tradizione e l'autonomia delle singole confederazioni. Infantino, eletto per la prima volta nel 2016 con la promessa di riformare una FIFA travolta dagli scandali dell'era Blatter, si trova ora a dover navigare in acque agitate, cercando di bilanciare le ambizioni di espansione economica con la necessità di mantenere il consenso politico. Il fallimento del progetto di privatizzazione rappresenta una battuta d'arresto significativa per la sua visione di una federazione sempre più orientata al business, ma la conferma del sostegno da parte del consiglio dimostra come, per il momento, la sua leadership rimanga l'unica opzione percorribile per i vertici di Zurigo.



