Héctor Bellerín, oggi trentunenne e colonna del Real Betis, si appresta a vivere una serata carica di emozioni contrastanti. Per la prima volta da quando ha lasciato definitivamente l'Emirates Stadium, il terzino spagnolo affronterà l'Arsenal in un'amichevole pre-stagionale in programma all'Aviva Stadium di Dublino. Nonostante siano passati anni dal suo addio alla capitale inglese, il legame con i "Gunners" resta indissolubile e profondo. Bellerín ha ammesso candidamente che abbandonare un club di quella caratura, dopo avervi trascorso gran parte della giovinezza, è stato un processo spaventoso e doloroso, un distacco che segna indelebilmente la carriera di un calciatore cresciuto in un ambiente così prestigioso e protetto. In passato, un infortunio al ginocchio gli aveva impedito di incrociare il suo vecchio club durante il prestito allo Sporting Lisbona, quasi come se il destino avesse voluto rimandare questo momento speciale fino a oggi.
Uno dei pilastri fondamentali della crescita di Bellerín a Londra è stato senza dubbio Mikel Arteta, oggi allenatore dell'Arsenal ma all'epoca suo compagno di squadra e mentore. Il difensore ha ricordato con affetto un episodio emblematico di quando aveva solo 18 anni: Arteta lo invitò a casa sua non per un semplice pasto, ma per fargli incontrare un consulente finanziario. In quel periodo, il giovane Héctor stava iniziando a guadagnare cifre importanti e, come molti coetanei, spendeva i suoi soldi in auto di lusso e abbigliamento costoso senza troppa lungimiranza. Arteta lo mise di fronte alla realtà, chiedendogli conto delle sue uscite e insegnandogli il valore dell'umiltà e della gestione oculata del patrimonio. "Mikel è stato il primo giocatore a farmi sentire davvero importante per lui, a dimostrarmi che gli importava della mia vita oltre il campo", ha dichiarato Bellerín, sottolineando come quell'atto di affetto e disciplina abbia definito il loro rapporto per gli anni a venire.
L'eredità lasciata da Arteta è qualcosa che Bellerín cerca ora di trasmettere quotidianamente ai giovani talenti del Real Betis, chiudendo un cerchio iniziato oltre un decennio fa. Il terzino ha menzionato come veterani del calibro di Tomas Rosicky gli dessero consigli preziosi su come batterli in allenamento per migliorare le sue doti difensive, una generosità che oggi lui replica con José Antonio Morante, la promettente ala diciannovenne del club andaluso. Questo spirito di fratellanza e supporto reciproco all'interno dello spogliatoio è, secondo Bellerín, ciò che rende il calcio uno sport profondamente umano nonostante le enormi pressioni esterne. Il calciatore spagnolo vede nel suo attuale ruolo di veterano un'opportunità per proteggere i nuovi arrivati, assicurandosi che si sentano supportati e guidati proprio come lui si sentì protetto dai senatori dell'Arsenal durante la sua ascesa in Premier League.
Nonostante l'amore viscerale per il gioco, Bellerín non risparmia critiche feroci all'industria calcistica moderna, definendola spesso come la "massima espressione dell'avidità". Il terzino ha confessato che certi aspetti del sistema attuale gli fanno letteralmente "bollire il sangue", riferendosi in particolare alla pressione asfissiante e agli abusi che i professionisti devono subire costantemente sui social media e dai media tradizionali. Tuttavia, si definisce un vero e proprio "dipendente" dal calcio, un atleta che nonostante le molteplici passioni extracalcio e l'impegno politico, trova nel rettangolo verde la sua dimensione ideale e la sua ragione d'essere. La sua visione del mondo, spesso controcorrente e coraggiosa, si scontra con un ambiente che vorrebbe i calciatori silenziosi e accondiscenti, ma Bellerín rivendica con orgoglio il diritto di avere una voce e di usarla per analizzare criticamente il contesto in cui vive.
Guardando al presente, Bellerín osserva con immenso orgoglio i progressi compiuti dall'Arsenal sotto la guida tecnica del suo amico Arteta. Vedere i "Gunners" tornare stabilmente ai vertici del calcio inglese e consolidarsi come una delle realtà più temibili d'Europa gli regala una gioia sincera, priva di ogni invidia. Il club londinese ha ritrovato quella stabilità e quell'identità che sembravano smarrite negli ultimi anni dell'era Wenger e nel periodo successivo, grazie a un progetto tecnico che mette al centro proprio quei valori di cura e dedizione che Arteta aveva mostrato a Bellerín quando era solo un adolescente. Per lo spagnolo, affrontare l'Arsenal non rappresenta dunque solo una sfida sportiva di alto livello, ma un vero e proprio ritorno alle origini, un modo per onorare un percorso che lo ha trasformato da giovane promessa a uomo consapevole e maturo.

