Continua a far discutere il calcio di rigore assegnato al Torino nella partita contro il Milan disputata a San Siro. L'arbitro Fourneau ha deciso di accordare il penalty dopo la revisione al monitor di un contatto in area tra Giovanni Simeone e Strahinja Pavlovic. Secondo il direttore di gara, il difensore rossonero avrebbe toccato involontariamente il viso dell'attaccante granata, commettendo un fallo. Tuttavia, le immagini televisive non sembrano fornire una conferma chiara e univoca dell'episodio.

A schierarsi contro questa decisione è stato Giampaolo Calvarese, figura di spicco nel mondo arbitrale italiano, che tramite i social ha mosso critiche significative al sistema di revisione. L'ex arbitro ha sottolineato come l'intervento del Var, gestito da Nasca e Maresca, rappresenti un cambio nella soglia decisionale rispetto ai mesi precedenti. Secondo Calvarese, una decisione simile sarebbe dovuta rimanere nelle mani dell'arbitro in campo piuttosto che passare al Var, evidenziando un'incoerenza nelle linee guida applicate.

Il punto cruciale della critica riguarda la mancanza di prove visive concrete. Delle circa cinque o sei angolazioni disponibili, nessuna mostra chiaramente il presunto contatto tra la mano di Pavlovic e il viso di Simeone. Le riprese mostrano quasi sempre l'attaccante da dietro, mai da una prospettiva frontale che consentirebbe di valutare effettivamente l'intensità e la natura del contatto. Questa carenza di immagini definitive rende impossibile confermare o smentire quanto accaduto con la certezza richiesta dal protocollo.

Calvarese ha poi sollevato una questione strutturale sul funzionamento della moviola moderna. Secondo l'ex arbitro, tutte le immagini utilizzate dal Var dovrebbero essere trasmesse in televisione affinché il pubblico possa formarsi un giudizio consapevole. Attualmente, questa trasparenza non viene garantita pienamente, creando discrepanze tra ciò che vede la sala Var e ciò che percepisce il pubblico da casa.

La conclusione di Calvarese è severa: la soglia di intervento del Var sembra essere diventata una questione di interpretazione soggettiva da parte di chi opera nella sala di revisione, piuttosto che basarsi su linee guida tecniche precise e uniformi. Questo fenomeno alimenta confusione nelle decisioni e compromette la credibilità del sistema, trasformando scelte che dovrebbero essere oggettive in atti apparentemente casuali, dipendenti dalla sensibilità arbitrale del momento.