David Dein, uno dei fondatori della Premier League moderna, non abbandona il suo progetto di ridimensionamento della massima serie inglese. L'82enne continua infatti a spingere per portare il numero di squadre da venti a diciotto, una visione che persegue da decenni senza riuscire a concretizzarla. In un'intervista al podcast High Performance, Dein ha ribadito la sua convinzione che questa riforma porterebbe benefici significativi al calcio britannico.

Quando la Premier League fu rifondata nel 1992, il numero iniziale era di ventidue club, sceso a venti nel 1995 in seguito a una stagione con quattro retrocessioni contemporanee. Secondo Dein, architetto di questa trasformazione insieme ai proprietari di Manchester United, Liverpool, Tottenham ed Everton, quella scelta si rivelò insufficiente. "Quando abbiamo creato la Premier League, era stata pianificata come lega a diciotto squadre. Continuo a battermi per questo obiettivo e non intendo arrendermi", ha dichiarato l'ex dirigente, sottolineando come il calendario eccessivamente congestionato rappresenti un problema crescente.

La riduzione comporterebbe vantaggi concreti dal punto di vista economico e sportivo. Un campionato con meno club significherebbe una migliore redistribuzione dei diritti televisivi tra le squadre partecipanti, oltre a una diminuzione del numero di partite stagionali. Dein ha evidenziato come la Francia e la Germania abbiano già adottato questa soluzione nei loro rispettivi campionati elite. Inoltre, un calendario meno intasato favorirebbe l'implementazione di una pausa invernale strutturata, beneficiando sia i giocatori che la nazionale inglese in termini di recupero fisico e preparazione.

Nonostante la razionalità della proposta, Dein riconosce gli ostacoli politici alla sua realizzazione. Una votazione tra i club proprietari non porterebbe al risultato desiderato, poiché le squadre non voterebbero a favore di una misura che potrebbe penalizzarle. Pertanto, sostiene il fondatore, il cambiamento dovrebbe provenire da un'autorità esterna, presumibilmente in accordo tra la Premier League, la Football Association e l'English Football League, che dovrebbe adattare le proprie strutture per accogliere due club aggiuntivi provenienti dalla Championship.

L'implementazione della riforma comporterebbe inevitabilmente conseguenze significative per il calcio inglese professionistico. Attualmente l'EFL conta settantadue club divisi equamente tra tre divisioni. Una retrocessione quadruplice in un'unica stagione creerebbe uno scenario drammatico per le squadre coinvolte, anche se garantirebbe maggiore stabilità nel lungo periodo. Il dibattito rimane aperto, con Dein determinato a continuare la sua campagna per una Premier League più snella e sostenibile.