Il conto alla rovescia per l'inizio della nuova stagione di Serie A è ufficialmente iniziato, con il Milan che si prepara a sfidare il Torino dell'ex Ignazio Abate tra soli venti giorni. Tuttavia, l'atmosfera che si respira nel ritiro di Perth, in Australia, è quella di un cantiere ancora lontano dalla conclusione definitiva. Nonostante un clima descritto come sereno e un gruppo squadra motivato a lasciarsi alle spalle le delusioni della passata gestione, caratterizzata da un gioco ritenuto troppo rinunciatario dalla proprietà e dai tifosi, il tecnico Ruben Amorim si trova a gestire una rosa incompleta. Il portoghese sta cercando di infondere una nuova identità tattica basata sul possesso e sull'aggressività, ma la sensazione è che manchino ancora i tasselli fondamentali per tradurre le sue idee in realtà sul rettangolo verde prima dell'esordio ufficiale.
Il principale ostacolo al completamento dell'organico rossonero risiede nell'assoluta immobilità del mercato in uscita, un fattore che sta condizionando pesantemente le strategie del club. A fronte di tre acquisti già ufficializzati – due dei quali definiti a giugno per una cifra complessiva superiore ai cento milioni di euro e un terzo colpo low-cost da tre milioni a fine luglio – la società non è ancora riuscita a piazzare alcun esubero. La lista dei potenziali partenti è lunga e comprende nomi di primo piano come Fikayo Tomori, Rafael Leao, Ruben Loftus-Cheek e Yunus Musah, oltre a profili come Estupinan, Fofana, Ricci e Gimenez. Nonostante la necessità impellente di sfoltire i ranghi per generare tesoretto e liberare spazio salariale, al momento non si registrano trattative avanzate o offerte concrete tali da far ipotizzare una svolta imminente sul fronte delle partenze.
Questa situazione di stallo mette in luce le prime criticità della nuova struttura dirigenziale nominata da Gerry Cardinale a metà giugno. Composta prevalentemente da professionisti con un passato nello scouting, la dirigenza sembra eccellere nell'individuazione del talento ma mostra evidenti lacune nell'arte complessa della negoziazione per la vendita dei calciatori. Il confronto con il passato recente appare impietoso: se l'ex direttore sportivo Igli Tare era riuscito nell'impresa di cedere a cifre considerevoli i giocatori non più funzionali al progetto tecnico di Massimiliano Allegri, l'attuale management sembra faticare a trovare acquirenti. Cardinale aveva promesso esplicitamente di sostenere Amorim con una campagna acquisti rapida e mirata, evitando di ridursi agli ultimi giorni di agosto, ma la realtà dei fatti sta smentendo le aspettative, rivelando un mercato internazionale molto più ostico del previsto.
Sul piano puramente tattico, le indicazioni emerse dai primi test amichevoli evidenziano la necessità di interventi strutturali urgenti per non compromettere l'inizio del campionato. Amorim sta sperimentando una difesa a tre composta da Gila, Gabbia e Pavlovic a protezione della porta di Mike Maignan, ma il sistema ha mostrato lacune preoccupanti, specialmente nella fase di costruzione dal basso e nella gestione del pallone sotto pressione. Il tecnico portoghese richiede interpreti con caratteristiche specifiche per il suo modulo, elementi che attualmente non figurano nella rosa a sua disposizione. Senza i rinforzi promessi e con il mercato bloccato, il rischio concreto è quello di presentarsi alla prima giornata con una formazione ancora embrionale e poco equilibrata, complicando la rincorsa ai vertici della classifica fin dalle prime battute della stagione.



















