Gianni Infantino si trova attualmente al centro di una tempesta politica che potrebbe segnare la fine della sua presidenza alla guida della FIFA. Un gruppo crescente di membri del Consiglio sta cercando di forzare la convocazione di un'assemblea generale straordinaria, una mossa che potrebbe trasformarsi in una vera e propria sfida per la leadership mondiale del calcio. Secondo quanto trapelato dalle ultime indiscrezioni, la fronda interna avrebbe già raccolto un numero significativo di adesioni, avvicinandosi rapidamente alla soglia critica dei diciannove voti necessari, ovvero il cinquanta per cento più uno dei trentasette componenti totali dell'organo decisionale. Questa iniziativa nasce da un profondo malcontento riguardo alla gestione verticistica e poco trasparente che ha caratterizzato gli ultimi mesi del mandato del dirigente svizzero, portando a una frattura che appare difficilmente sanabile senza un chiarimento radicale.
Uno dei punti di rottura principali riguarda il cosiddetto caso Balogun e la controversa decisione di revocare la squalifica del calciatore Folarin Balogun proprio durante lo svolgimento della Coppa del Mondo. I ribelli chiedono con forza un'indagine indipendente su questa scelta, che sarebbe stata influenzata da diverse pressioni esterne, incluse alcune telefonate intercorse con l'ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. La Federcalcio norvegese ha già presentato un esposto formale al Comitato Olimpico Internazionale, sostenendo che la FIFA abbia violato i principi fondamentali di neutralità politica cedendo a influenze governative. Nonostante i vertici del calcio mondiale abbiano dichiarato ufficialmente che il comitato etico ha agito in totale autonomia seguendo le procedure previste, la mancata pubblicazione di un rapporto scritto dettagliato sull'udienza ha alimentato i sospetti di un favoritismo dettato da interessi geopolitici piuttosto che sportivi.
Ad aggravare la posizione di Infantino è emerso un piano segreto, recentemente abbandonato dopo una fuga di notizie, che prevedeva la vendita del venti per cento di una nuova società operativa legata alla gestione della Coppa del Mondo. L'acquirente designato sarebbe stato il fondo d'investimento Thrive Capital, fondato da Joshua Kushner, fratello del genero di Trump, Jared Kushner. Questa manovra finanziaria, condotta all'insaputa di gran parte del Consiglio FIFA, ha scatenato l'ira delle principali confederazioni continentali, portando a una brusca retromarcia annunciata nelle prime ore di sabato scorso. UEFA, CONCACAF e la Confederazione Asiatica hanno denunciato apertamente l'operazione, definendola un tentativo di svendere il patrimonio del calcio mondiale per scopi poco chiari, minando ulteriormente la credibilità della governance attuale e la fiducia verso la figura del presidente.
La geografia del potere all'interno della FIFA appare oggi profondamente spaccata e il futuro di Infantino dipenderà dagli equilibri tra i vari continenti. Se da un lato l'Europa e il Nord America, che contano quattordici rappresentanti nel Consiglio, spingono per un cambiamento radicale e una revisione totale della trasparenza amministrativa, dall'altro Infantino può ancora contare sul sostegno compatto della Confederazione Africana e della CONMEBOL sudamericana. Anche la Federazione del Qatar ha recentemente ribadito la propria fiducia nel presidente in carica, complicando i piani dei ribelli che necessitano del supporto asiatico per raggiungere la maggioranza necessaria alla destituzione. Il prossimo incontro ufficiale del Consiglio è previsto per novembre, ma gli oppositori intendono accelerare i tempi per costringere Infantino a fornire spiegazioni immediate davanti a un'assemblea straordinaria. Se non verrà concessa una revisione esterna e trasparente, la mozione di sfiducia diventerà inevitabile, con diversi candidati alternativi che hanno già iniziato a sondare il terreno per una possibile successione al vertice del calcio globale.



