Gianluigi Buffon, leggenda del calcio mondiale e storico capitano azzurro, ha rotto il silenzio in un'ampia intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, offrendo una panoramica profonda sul suo presente e sul futuro del movimento calcistico italiano. Dopo trentacinque anni ininterrotti trascorsi tra i pali e ruoli dirigenziali, l'ex portiere sta vivendo la sua prima stagione lontano dalle pressioni quotidiane del campo e degli uffici federali. Buffon ha rivelato di aver ricevuto una proposta prestigiosa da Paolo Maldini e Leonardo, che lo avrebbero voluto come coordinatore tra la Nazionale maggiore e le selezioni giovanili. Nonostante l'entusiasmo dei due dirigenti lo avesse inizialmente tentato, il campione del mondo ha scelto di dare priorità alla famiglia, sottolineando come dal 1991 non si fosse mai concesso più di venti giorni di riposo totale. La necessità di ricaricare le pile e dedicarsi finalmente a moglie, figli e genitori ha prevalso sulla voglia di tornare subito in pista con un ruolo di alta responsabilità.

Passando all'analisi delle vicende che hanno scosso la panchina dell'Italia negli ultimi tempi, Buffon ha affrontato con schiettezza il tema del polemico addio di Roberto Mancini. Pur riconoscendo il valore tecnico dell'allenatore marchigiano, che riterrebbe adatto a piazze mondiali di primissimo livello come il Real Madrid, il Paris Saint-Germain o il Bayern Monaco, l'ex numero uno ha messo l'accento sul concetto di appartenenza e sacrificio. Ha ricordato con orgoglio la sua decisione storica di scendere in Serie B con la Juventus nel 2006, accettando una riduzione dell'ingaggio pari a cinquecentomila euro, per sottolineare quanto il legame con una maglia debba superare le logiche economiche. Secondo Buffon, spetta ai tifosi e ai calciatori valutare il comportamento di Mancini, ma ha evidenziato come la condivisione totale di un progetto sia l'unico modo per costruire basi solide in una Nazionale che cerca riscatto.

Un capitolo significativo dell'intervista riguarda il periodo di transizione seguito all'era Spalletti, durante il quale Buffon ha ricoperto un ruolo consultivo di rilievo all'interno della Federazione. L'ex portiere ha confessato che, per la successione tecnica, i suoi nomi preferiti sarebbero stati nell'ordine Antonio Conte e Baldini. Tuttavia, data la situazione d'emergenza e l'imminenza degli spareggi decisivi, Buffon aveva individuato in Gennaro Gattuso il profilo ideale per scuotere un ambiente apparso improvvisamente abbattuto. La sua convinzione era che servisse un motivatore carismatico capace di restituire orgoglio e armonia a un gruppo che necessitava di una scintilla emotiva immediata. Buffon ha difeso il lavoro svolto in quel frangente, spiegando che la qualità di un progetto non può essere misurata solo attraverso singoli episodi fortuiti, come un rigore o un'espulsione, ma va valutata osservando la sintonia quotidiana tra lo staff e i calciatori.

Infine, Buffon ha espresso parole di profonda stima per Claudio Ranieri, definendolo una figura che offre garanzie assolute sia dal punto di vista umano che tecnico nel suo attuale ruolo di Direttore Tecnico della Federazione. Ha inoltre commentato con amarezza i tentativi politici di screditare Andrea Pirlo attraverso notizie infondate diffuse da fonti estere, ribadendo la sua ferma convinzione che l'Italia vada amata con una passione austera, quasi da esule in patria. Non è mancato un riferimento suggestivo a Pep Guardiola: Buffon ha ammesso che l'ingaggio del tecnico catalano avrebbe garantito una spinta mediatica e psicologica senza precedenti a tutto il sistema calcio italiano, di cui si avvertiva un disperato bisogno. Pur riconoscendo in Guardiola il miglior allenatore in circolazione, ha però saggiamente ricordato che nemmeno il suo arrivo avrebbe potuto garantire certezze matematiche di vittoria, poiché nel calcio le dinamiche di campo restano sempre imprevedibili e legate a momenti imponderabili.