In un ribaltamento di fronte senza precedenti che scuote le fondamenta del calcio internazionale, la FIFA ha ufficialmente ritirato il controverso progetto denominato Mondiali SPA. Questa mossa segna quella che molti osservatori definiscono una resa incondizionata per Gianni Infantino, il presidente che fino a pochi giorni fa sembrava intenzionato a spingere il calcio globale verso una commercializzazione estrema e senza freni. Durante la notte tra venerdì e sabato, il vertice della federazione ha dovuto ordinare una brusca inversione di marcia, passando dall'ossessione di andare sempre avanti a una ritirata disordinata. Questa decisione rappresenta un punto di rottura storico, poiché mette fine a un'ambizione che pareva inattaccabile solo all'inizio della settimana, trasformando quella che doveva essere un'espansione trionfale in una disfatta politica che mette in discussione la stabilità stessa del vertice federale italo-svizzero.
La parabola discendente di Infantino appare ancora più evidente se si considera il mutato scenario politico internazionale, dove il sostegno di figure chiave come Donald Trump sembra essere svanito nel nulla. Solo poco tempo fa, il presidente statunitense proponeva il numero uno della FIFA persino per la prestigiosa carica di segretario generale delle Nazioni Unite, ma oggi quel rapporto di ferro sembra essersi deteriorato drasticamente. Infantino è passato in breve tempo dall'essere un eroe a un valore pari a zero agli occhi dei suoi ex alleati politici, un destino che spesso accomuna chi non risulta più funzionale ai disegni delle grandi potenze. In questo contesto di estrema fragilità diplomatica, crescono le pressioni affinché l'attuale presidente rassegni le proprie dimissioni spontaneamente, evitando così che il mondo del pallone debba ricorrere a misure drastiche per rimuoverlo da una posizione che appare ormai insostenibile per il bene del movimento sportivo globale.
Un ruolo centrale in questo fallimento è stato giocato nuovamente dal colosso bancario JP Morgan, che a distanza di cinque anni dal naufragio della Superlega europea si ritrova coinvolto in un altro disastro legato al cosiddetto turbocapitalismo applicato allo sport. Il fallimento del progetto dei Mondiali SPA evidenzia la cronica difficoltà di applicare modelli puramente finanziari a una disciplina che conserva ancora radici popolari profonde e resistenze culturali significative. Parallelamente, si registra un inaspettato ritorno di forza dell'UEFA, che dopo un lungo periodo di subalternità sembra finalmente pronta a riprendersi il ruolo di guida morale e tecnica del calcio. L'obiettivo dell'Europa è ora quello di incidere pesantemente sulla scelta del prossimo successore alla guida della FIFA, garantendo che il valore del calcio continentale venga tutelato e non svenduto in favore di logiche puramente commerciali.
Sul piano tecnico e organizzativo, la sfida principale per la nuova era riguarderà la gestione dei formati delle competizioni internazionali, con la necessità impellente di porre un freno all'espansione indiscriminata del numero di squadre partecipanti. Sebbene tornare indietro rispetto ai Mondiali a 48 squadre risulti ormai complesso, l'obiettivo immediato della rifondazione è bloccare definitivamente la proposta di un torneo a 64 compagini, che snaturerebbe l'essenza stessa della Coppa del Mondo. È inoltre fondamentale rimettere in discussione il sistema delle candidature congiunte e consociative, che ha portato all'assurda decisione per l'edizione del 2030. Quella competizione, distribuita tra Marocco, Portogallo e Spagna con appendici in Sudamerica tra Argentina, Uruguay e Paraguay, rappresenta una formula di compromesso che penalizza tifosi e atleti in nome di meri equilibri politici interni alle confederazioni.
Infine, resta aperta la spinosa questione etica legata ai vertici delle confederazioni continentali, con particolare riferimento alla figura di Alejandro Dominguez, presidente della Conmebol e rimasto fino all'ultimo istante il più fedele alleato di Infantino. La scelta di includere il Paraguay nelle celebrazioni del centenario del Mondiale ha sollevato numerosi dubbi e polemiche, considerando anche il passato politico controverso legato alla famiglia di Dominguez e le dinamiche di potere che hanno favorito questa assegnazione multipla senza una vera gara d'appalto. Il calcio mondiale si trova dunque a un bivio decisivo: proseguire sulla strada dei compromessi geografici e delle formule cervellotiche o avviare una rifondazione profonda che rimetta al centro la trasparenza e la meritocrazia sportiva, partendo proprio dal rinnovamento totale dei quadri dirigenziali della FIFA.



