La FIFA ha ufficialmente avviato un processo di consultazione interna per valutare l'allargamento della Coppa del Mondo a ben 64 squadre a partire dall'edizione del 2030. Questa mossa, sebbene prevedibile per certi versi, è stata accolta con un misto di incredulità e profondo cinismo da gran parte del panorama calcistico internazionale, specialmente in Europa. L'idea di un'ulteriore espansione viene percepita come l'ennesimo tentativo di massimizzare i profitti a scapito della qualità tecnica della competizione. Dopo il recente fallimento dei piani legati a investitori privati, il governo mondiale del calcio sembra intenzionato a forzare la mano per trovare nuove fonti di sostentamento economico, alimentando le critiche di chi vede in questa strategia solo una sete insaziabile di introiti commerciali.

La figura di Gianni Infantino appare oggi più che mai isolata, con il presidente della FIFA che cerca di mantenere la propria posizione nonostante le crescenti pressioni esterne e una credibilità ai minimi storici. Il recente scandalo legato al tentativo di vendere pacchetti di diritti del Mondiale a un gruppo di miliardari per una cifra vicina ai 20 miliardi di dollari ha incrinato definitivamente i rapporti con la UEFA. La federazione europea ha espresso apertamente la propria sfiducia, accelerando le manovre per un cambio al vertice dopo quello che è stato definito un dietrofront imbarazzante da parte di Zurigo. In questo clima di estrema tensione, ogni proposta che arrivi dai vertici della federazione internazionale viene guardata con sospetto, temendo che dietro la facciata dello sviluppo sportivo si celino interessi puramente finanziari.

Nonostante le ombre sulla gestione politica, l'aspetto puramente sportivo di un Mondiale a 64 squadre merita una riflessione più approfondita e meno influenzata dai pregiudizi. L'esperienza del torneo a 48 squadre nel 2026 ha dimostrato che nazioni considerate piccole possono regalare emozioni straordinarie e catturare l'immaginazione dei tifosi di tutto il pianeta. Esempi come Capo Verde o il Curacao, capace di segnare un gol storico contro la corazzata Germania prima di subire una pesante sconfitta per 7-1, testimoniano come l'allargamento possa portare una ventata di freschezza e inclusività. Se i proventi derivanti da un torneo più vasto venissero effettivamente reinvestiti nel movimento calcistico globale anziché finire nelle mani di investitori privati, l'espansione potrebbe rivelarsi un'opportunità di crescita per l'intero sistema.

Il tempo stringe e la FIFA sembra voler bruciare le tappe, con una decisione definitiva che potrebbe essere ufficializzata già entro il prossimo 14 agosto. Uno dei nodi principali da sciogliere riguarda la struttura dei gironi e l'integrità della competizione; il formato a 48 squadre aveva mostrato dei limiti evidenti, specialmente per quanto riguarda il ripescaggio delle migliori terze classificate, un sistema che si presta a calcoli matematici e potenziali accordi nell'ultima giornata della fase a gruppi. Un passaggio a 64 squadre, pur allungando notevolmente il calendario e mettendo a dura prova la resistenza fisica dei calciatori, potrebbe paradossalmente semplificare la fase a eliminazione diretta, rendendo il percorso verso la finale più lineare. Resta da capire se il mondo del calcio sia pronto a digerire un cambiamento di tale portata sotto la guida di una presidenza che sta lottando per la propria sopravvivenza politica.