Nel mondo del calcio professionistico, siamo abituati a vedere atleti che cambiano casacca con estrema disinvoltura, rappresentando più club o addirittura diverse nazionali nel corso della carriera. Eppure, per i tifosi, il cambio di fede rimane uno degli ultimi grandi tabù sociali. La riflessione parte da un parallelo letterario tratto da Comma 22 di Joseph Heller, dove un anziano signore italiano spiega la sua mutevole lealtà durante la guerra: "Ero fanaticamente filo-tedesco quando i tedeschi erano qui per proteggerci dagli americani, e ora che gli americani sono qui per proteggerci dai tedeschi, sono fanaticamente filo-americano. Tu e il tuo paese non avrete un partigiano più leale di me in Italia, ma solo finché rimarrete in Italia". Questa logica, apparentemente opportunistica, nasconde in realtà una forma di adattamento che molti appassionati di calcio sperimentano senza avere il coraggio di ammetterlo apertamente.
La storia personale dell'autore del Guardian, Luke McLaughlin, è emblematica di questo percorso non lineare. Tutto ebbe inizio nel novembre del 1987, quando suo padre, pur preferendo il cricket e gli scacchi, lo accompagnò ad Upton Park per assistere a una sfida tra West Ham e Nottingham Forest. Quella partita, terminata 3-2 per gli ospiti, accese una scintilla per il Forest, nonostante il giovane vivesse nel sud di Londra e avesse precedentemente indossato le maglie di Everton e Tottenham. Se la scelta dell'Everton a metà degli anni Ottanta era dettata da un puro desiderio di gloria, quella degli Spurs era legata al magnetismo tecnico di Paul Gascoigne. Questo dimostra come, in assenza di una tradizione familiare radicata, il tifo possa essere influenzato da fattori estetici, successi temporanei o dal semplice fascino di un singolo fuoriclasse.
Il legame con il Nottingham Forest si è poi consolidato negli anni Novanta, portando l'autore a seguire la squadra in trasferte complicate, come quella contro il Millwall nella stagione 1993-94. In quell'occasione, un pareggio firmato da Stan Collymore infranse i sogni di promozione dei padroni di casa, scatenando tensioni e violenze fuori dallo stadio. Tuttavia, con il declino sportivo del Forest, anche la passione ha subito un inevitabile raffreddamento, trasformando il tifoso in quello che gli inglesi definiscono un sostenitore "del bel tempo". Durante un periodo di residenza nel Somerset, c'è stato persino un avvicinamento allo Yeovil Town, mentre il ritorno a Londra ha riacceso l'interesse per il Millwall, frequentando regolarmente lo stadio The Den e seguendo i loro risultati con più trasporto rispetto a quelli della sua vecchia squadra del cuore.
L'evoluzione del tifo non si ferma però ai confini nazionali. Una folgorazione sportiva può nascere anche seguendo campionati esteri, come accaduto nel 2012 dopo aver visto il Napoli affrontare il Chelsea. Quell'incontro ha dato il via a un legame profondo con la città partenopea, fatto di numerosi viaggi, nuove amicizie e una partecipazione emotiva culminata nel maggio del 2023. Assistere ai festeggiamenti per lo scudetto conquistato dalla squadra di Luciano Spalletti è stata un'esperienza travolgente, vissuta tra le strade di Napoli anche senza un biglietto per lo stadio. Questa parabola suggerisce che l'identità di un tifoso non debba essere necessariamente una prigione immutabile, ma possa trasformarsi in un viaggio dinamico che segue le esperienze di vita, i cambiamenti geografici e le nuove passioni che il calcio sa regalare.



