Il mandato di Gianni Infantino alla presidenza della FIFA sta attraversando il momento più critico dalla sua elezione nel 2016. Il numero uno del calcio mondiale si trova ad affrontare una rivolta senza precedenti dopo la proposta di cedere una parte dei diritti dei tornei internazionali, inclusa la Coppa del Mondo, a investitori privati. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, ben 90 delle 211 federazioni calcistiche nazionali avrebbero già espresso il proprio parere negativo, facendo vacillare la stabilità politica del dirigente svizzero. Il piano prevedeva la creazione di una sussidiaria commerciale per la gestione dei grandi eventi, aprendo le porte a capitali esterni che avrebbero potuto acquisire quote di partecipazione dirette nella macchina organizzativa dei Mondiali.

La reazione più dura è arrivata dall'Europa, con l'UEFA che ha indetto una riunione d'urgenza per discutere la strategia di opposizione. Al termine dell'incontro, le 55 federazioni affiliate hanno concordato all'unanimità di boicottare il Mondiale del 2030 qualora la FIFA decidesse di procedere con la privatizzazione. Questo scenario porterebbe all'assenza di potenze globali come la Francia, l'Inghilterra e la Spagna, attuale campione in carica, svuotando di fatto la competizione del suo valore sportivo e commerciale. I vertici del calcio europeo sono stati categorici nelle loro dichiarazioni ufficiali: "Questo modello non ha posto nel calcio mondiale. La posizione dell'Europa è chiara e non daremo mai legittimità a questo sistema. Nessuno ha l'autorità morale di vendere ciò che detiene solo in custodia per le generazioni future".

Oltre al fronte europeo, anche oltreoceano la fiducia verso Infantino sta venendo meno. La maggior parte dei 41 membri della CONCACAF, la confederazione del Nord e Centro America, starebbe valutando un cambio al vertice. Tra i nomi che circolano con insistenza per la successione spicca quello di Victor Montagliani, attuale leader canadese della federazione americana, considerato una figura di equilibrio. Parallelamente, negli ambienti UEFA si guarda con favore a una possibile candidatura di Nasser Al-Khelaifi, presidente del Paris Saint-Germain e figura di spicco dell'ECA. La situazione ricorda da vicino la caduta di Sepp Blatter nel 2015, quando uno scandalo travolse i vertici della federazione internazionale portando a un totale rimpasto di potere.

Le frizioni tra FIFA e le federazioni continentali non sono una novità, ma questo episodio rappresenta l'apice di un malcontento accumulato negli anni. Le decisioni controverse di Infantino, come l'espansione del numero di squadre partecipanti ai Mondiali, l'aumento vertiginoso dei prezzi dei biglietti e l'introduzione di un nuovo Mondiale per Club in diretta concorrenza con la Champions League, avevano già incrinato i rapporti. Di fronte alla minaccia di un boicottaggio di massa, la FIFA ha tentato una parziale retromarcia, dichiarando che "nessuno sta vendendo il calcio" e cercando di attribuire la colpa a interpretazioni giornalistiche errate. Tuttavia, la tensione resta altissima e il futuro della governance mondiale del pallone appare oggi più incerto che mai.