Fabio Capello non usa mezzi termini per commentare l'attuale situazione di instabilità che sta scuotendo i vertici della Federazione Italiana Giuoco Calcio. L'ex allenatore di Juventus, Milan e Real Madrid, intervenuto ai microfoni de La Gazzetta dello Sport, ha espresso tutto il suo sconcerto riguardo alle voci che vedrebbero un possibile ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale. Secondo il tecnico friulano, l'addio improvviso dell'ex commissario tecnico, avvenuto in un momento delicato, è stato un gesto di estrema gravità che non dovrebbe permettere una seconda possibilità. "Mi sembra incredibile che possa tornare dopo aver lasciato la squadra in quel modo", ha dichiarato Capello, sottolineando che, pur non mettendo in dubbio le qualità professionali del collega, il comportamento tenuto in passato rappresenti una macchia indelebile nel rapporto con la maglia azzurra e con le istituzioni sportive del Paese.

Un altro tema caldo affrontato da Capello riguarda le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo, figure che avrebbero dovuto rappresentare il pilastro di un nuovo corso federale volto alla modernizzazione del sistema. L'ex allenatore ha ammesso di non essere rimasto sorpreso dalla loro decisione di fare un passo indietro, attribuendo la rottura a promesse non mantenute da parte dei vertici dirigenziali. Capello ha spiegato che entrambi i dirigenti possiedono personalità forti e integerrime, e che probabilmente si sono sentiti strumentalizzati dopo aver ricevuto garanzie di totale autonomia decisionale che poi, nei fatti, sono venute meno. La loro uscita di scena viene vista come una conseguenza naturale per chi, avendo accettato un incarico basato sulla serietà e sull'indipendenza, si ritrova improvvisamente privato del potere operativo necessario per attuare cambiamenti strutturali profondi e duraturi.

Passando all'analisi tecnica e alle scelte di campo che hanno caratterizzato gli ultimi anni, Capello ha speso parole di elogio per l'esperimento rappresentato da Andrea Pirlo, definendolo un'idea innovativa che cercava di tracciare un percorso differente per il calcio italiano. L'ex CT della Russia e dell'Inghilterra ha lamentato la tendenza del sistema a rifugiarsi in soluzioni già note non appena si presentano le prime difficoltà, definendo l'attuale orientamento come una scorciatoia pericolosa che riporta inevitabilmente verso vecchie abitudini ormai superate. Secondo il suo punto di vista, solo attraverso la ricerca di vie nuove e coraggiose è possibile evolvere, mentre il ritorno a schemi passati rappresenta un'involuzione che rischia di bloccare la crescita del movimento calcistico nazionale, privandolo di quella freschezza necessaria per competere nuovamente ai massimi livelli internazionali.

Infine, Capello ha tracciato la rotta per una vera rinascita del calcio nostrano, insistendo sulla necessità di riscoprire un'identità prettamente italiana senza cercare di scimmiottare modelli stranieri che non appartengono alla nostra cultura sportiva. Il tecnico ha rilanciato il programma a lungo termine che era stato ipotizzato originariamente da Leonardo e Maldini, basato su un orizzonte temporale di almeno un decennio per vedere i primi frutti. La proposta di Capello è radicale: eliminare le classifiche nelle scuole calcio e vietare l'insegnamento della tattica esasperata fino ai quattordici o quindici anni di età. L'obiettivo primario deve essere quello di restituire ai giovani calciatori la libertà di pensiero e il puro piacere del gioco, puntando sulla qualità degli istruttori e sulla creatività individuale, elementi che negli ultimi anni sembrano essere stati sacrificati sull'altare di un tatticismo precoce e spesso controproducente per lo sviluppo dei talenti.