Si conclude nel peggiore dei modi, dopo appena diciassette giorni, l'ambizioso progetto che vedeva Paolo Maldini e Leonardo al centro della rinascita del calcio italiano. Quello che doveva essere il pilastro del nuovo corso federale è crollato sotto il peso di divergenze che si sono rivelate rapidamente insanabili, portando alla firma della risoluzione contrattuale dei due dirigenti. Giovanni Malagò, agendo in una situazione di estrema emergenza istituzionale, ha lasciato gli uffici della Federazione da un'uscita secondaria per evitare l'assedio dei cronisti e delle telecamere, segnando la fine di ogni possibile tentativo di mediazione. Da questo momento, il Presidente del CONI assumerà la piena autonomia decisionale per quanto riguarda la gestione del Club Italia, ponendo fine a un esperimento di condivisione che non è mai realmente decollato.
La modalità con cui è avvenuta la rottura ha assunto contorni quasi surreali, con i vertici federali che hanno appreso delle dimissioni attraverso i mezzi di informazione in tempo reale. Mentre Malagò era impegnato in un vertice informale con i rappresentanti delle varie leghe e associazioni, tra cui Simonelli per la Serie A, Calcagno per l'Associazione Calciatori e Ulivieri per gli allenatori, la notizia è rimbalzata prepotentemente sugli schermi televisivi. La sorpresa tra i presenti è stata totale, come confermato dalle dichiarazioni di Simonelli che ha ammesso come abbiano appreso la notizia durante la diretta televisiva. Questo strappo finale, descritto come un gesto poco elegante dagli osservatori, mette in luce una frattura profonda tra la visione della dirigenza tecnica e quella della presidenza, lasciando l'intero movimento in uno stato di profonda incertezza proprio nel momento in cui servirebbe massima compattezza.
Al centro della disputa ci sarebbe stata la scelta del futuro Commissario Tecnico, un nodo cruciale che ha visto Maldini irrigidirsi su posizioni considerate insostenibili dal resto della dirigenza federale. L'ex capitano azzurro avrebbe spinto con forza per la candidatura di Andrea Pirlo, un nome che non ha trovato il consenso necessario per diventare realtà a causa della sua limitata esperienza in panchina. Prima di arrivare a questo punto di rottura, erano stati fatti tentativi ambiziosi quanto impossibili per profili del calibro di Pep Guardiola e Carlo Ancelotti, nonostante quest'ultimo fosse già contrattualmente legato alla nazionale brasiliana. Maldini si sarebbe sentito progressivamente delegittimato nel suo ruolo di comando, portando a una rottura definitiva che cancella settimane di corteggiamento e speranze riposte in una figura che avrebbe dovuto fungere da condottiero per tutto il sistema calcistico nazionale.
Ora la responsabilità passa interamente nelle mani di Giovanni Malagò, che dovrà individuare in tempi brevissimi la guida tecnica capace di risollevare le sorti della Nazionale in vista delle prossime qualificazioni. Il fallimento del binomio Maldini-Leonardo rappresenta un duro colpo d'immagine per la FIGC, specialmente considerando che i due non hanno mai avuto modo di presentarsi ufficialmente o di iniziare concretamente il lavoro sul campo. La necessità di stabilità è diventata la priorità assoluta per evitare che questa crisi dirigenziale si rifletta negativamente sulle prestazioni della squadra e sul morale dei calciatori. Il calcio italiano si trova dunque a un bivio cruciale, dove la scelta del nuovo allenatore non sarà solo una questione tattica, ma un segnale politico di forza e coerenza dopo settimane di caos istituzionale che hanno rischiato di paralizzare la Federazione.

