Gianni Infantino, presidente della FIFA, ha scatenato una vera e propria tempesta mediatica con un lungo sfogo sui social, paragonato da molti osservatori internazionali allo stile comunicativo di Donald Trump. Al termine di un Mondiale 2026 caratterizzato da un grande successo di pubblico ma anche da feroci polemiche organizzative, il numero uno del calcio mondiale ha deciso di passare al contrattacco, accusando i suoi detrattori di aver alimentato un clima di odio e di aver deliberatamente ignorato la bellezza dell'evento. Attraverso un post fiume pubblicato sul proprio profilo Instagram, Infantino ha rivendicato con forza la riuscita della manifestazione, definendola un trionfo sociale e sportivo senza precedenti e scusandosi ironicamente con chi, a suo dire, è rimasto troppo accecato dal pregiudizio per godersi lo spettacolo.
Il torneo, ospitato congiuntamente da Stati Uniti, Canada e Messico, non è stato privo di momenti di forte tensione diplomatica e sportiva che hanno messo a dura prova la credibilità della federazione. Uno dei punti più critici è stato il caso dell'attaccante statunitense Folarin Balogun: la sua squalifica per espulsione è stata sospesa in circostanze sospette, pare dopo una telefonata diretta del presidente Donald Trump a Infantino, permettendo al giocatore di scendere in campo nell'ottavo di finale contro il Belgio. A questo si sono aggiunte le proteste per il trattamento riservato alla delegazione dell'Iran e il clamoroso rifiuto d'ingresso per l'arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, oltre alle lamentele globali per i prezzi esorbitanti dei biglietti che hanno reso l'accesso agli stadi proibitivo per gran parte dei tifosi comuni.
"A tutti voi che non avete visto bambini, neonati, nonni e genitori riunirsi per il gioco più bello del mondo, dico che mi dispiace che le partite siano finite e che abbiate perso tutta quella gioia e unione," ha scritto Infantino, rivolgendosi direttamente ai giornalisti e agli opinionisti che hanno seguito l'evento. Il presidente ha poi rincarato la dose, tracciando una linea netta tra chi lavora sul campo e chi critica da lontano: "A chi sta dietro una scrivania a diffondere odio e false voci, voglio dire che mentre voi restate seduti, noi della FIFA siamo in prima linea a organizzare e offrire il miglior spettacolo della terra. Mentre voi vi nascondete, noi esploriamo le strade di Canada, Messico e Stati Uniti, parlando con i tifosi e garantendo la sicurezza di tutti. Mentre voi dividete, noi uniamo."
Nonostante le ombre che hanno avvolto l'organizzazione, Infantino ha presentato numeri trionfali per sostenere la sua tesi, parlando di sette milioni di spettatori provenienti da oltre duecento nazioni diverse che hanno affollato le sedici città ospitanti. Secondo il vertice della FIFA, la sicurezza è stata totale, con zero incidenti, zero ostilità e zero violenza, un'affermazione che contrasta nettamente con alcuni rapporti locali che avevano segnalato criticità logistiche. Infantino ha concluso il suo intervento ringraziando le forze dell'ordine e i volontari dei tre paesi ospitanti, ribadendo che la FIFA ha lavorato instancabilmente per unire nazioni in conflitto, trasformando ogni controversia in una vittoria politica e d'immagine per la federazione internazionale, nonostante il clima di scetticismo che continua a circondare la sua presidenza.



