La conclusione del Mondiale 2026 ha visto la Spagna salire sul tetto del mondo, ma i festeggiamenti al MetLife Stadium sono stati oscurati dalla controversa presenza di Donald Trump. Il leader americano, fischiato sonoramente dal pubblico durante la finale di domenica, ha cercato di rubare la scena ai campioni spagnoli durante la cerimonia di premiazione, nonostante avesse presenziato a una sola partita dell'intero torneo. La sua partecipazione ha causato enormi disagi logistici, con migliaia di tifosi costretti a subire ritardi inaccettabili a causa delle imponenti misure di sicurezza necessarie per il suo spostamento. Nonostante l'accoglienza gelida, Trump ha già espresso il desiderio di riportare la competizione negli Stati Uniti, proponendo a Gianni Infantino una candidatura immediata per le prossime edizioni, ignorando deliberatamente che le sedi future siano già state assegnate ad altre nazioni.

Le critiche rivolte all'organizzazione statunitense non si limitano alla gestione dell'evento, ma toccano profondi dilemmi morali e geopolitici che hanno segnato questa rassegna iridata. Durante lo svolgimento del torneo, un attacco americano contro una scuola in Iran ha provocato la morte di 168 persone, in gran parte bambini, un atto che molti osservatori internazionali hanno definito come un potenziale crimine di guerra. Questa tensione bellica ha avuto ripercussioni dirette sul campo, con la nazionale iraniana che ha denunciato un trattamento discriminatorio e ostile per quanto riguarda gli spostamenti e l'ingresso nel Paese. L'attaccante Mehdi Taremi ha descritto l'esperienza come un "Mondiale disastroso", sollevando seri dubbi sulla legittimità di concedere l'organizzazione di eventi sportivi globali a nazioni coinvolte in conflitti aperti con altri partecipanti al torneo.

Uno dei punti più bassi nella storia della FIFA è stato toccato con il caso di Folarin Balogun, l'attaccante degli Stati Uniti la cui squalifica è stata revocata in circostanze sospette proprio prima della sfida decisiva contro il Belgio. Secondo quanto emerso, la decisione sarebbe arrivata dopo una telefonata diretta tra Trump e il presidente della FIFA, Gianni Infantino, configurando un caso palese di interferenza governativa nelle questioni puramente sportive. Questo episodio ha minato la credibilità dell'intera competizione, suggerendo che le regole disciplinari possano essere piegate per favorire la nazione ospitante sotto pressione politica. La concessione di un fantomatico premio per la pace della FIFA a un leader politico così divisivo ha ulteriormente alimentato il dibattito sulla perdita di indipendenza dell'organismo di governo del calcio mondiale.

Guardando al futuro, le prospettive di vedere nuovi tornei in terra americana appaiono cariche di incognite e forti opposizioni. Trump ha dichiarato di voler escludere Messico e Canada da eventuali future edizioni, nonostante il successo della collaborazione nordamericana, arrivando a ipotizzare scenari bizzarri come l'utilizzo di stadi in Groenlandia finanziati da miliardari del settore delle criptovalute. Tuttavia, gli Stati Uniti sono già stati scelti per ospitare il Mondiale femminile del 2031 insieme a Messico, Giamaica e Costa Rica, e si parla con insistenza di un Mondiale per Club nel 2029. Molti esperti sostengono che, senza cambiamenti radicali nelle politiche di accoglienza e nel rispetto dell'autonomia sportiva, il Paese non dovrebbe essere considerato idoneo per tali incarichi, visti i fallimenti logistici e finanziari che hanno caratterizzato questa edizione appena conclusa.