In occasione della finalissima del Mondiale che ha visto contrapposte Spagna e Argentina, Antonio Conte è tornato a far sentire la propria voce negli studi di DAZN, offrendo una panoramica dettagliata sul suo presente e sulle prospettive che lo attendono. L'ex allenatore del Napoli ha affrontato con estrema serenità il tema del suo allontanamento dai campi, spiegando di aver preso una decisione ponderata e necessaria al termine della sua avventura all'ombra del Vesuvio. "Non so quanto riuscirò a restare fermo, ma al momento vivo questa fase con grande tranquillità", ha dichiarato il tecnico salentino, sottolineando come la scelta di fermarsi sia stata dettata da un bisogno interiore di staccare la spina, senza lasciarsi condizionare dall'ansia di trovare immediatamente una nuova sistemazione prestigiosa.

Un passaggio fondamentale dell'intervista ha riguardato l'eredità lasciata a Napoli, dove Massimiliano Allegri è subentrato proprio sulla panchina che era stata di Conte. Il tecnico livornese aveva recentemente espresso parole di apprezzamento per il lavoro svolto dal suo predecessore, definendosi fortunato nel poter guidare nuovamente una squadra plasmata dal collega, come già accaduto ai tempi della Juventus. Conte ha ricambiato la stima, augurando il meglio sia ad Allegri che alla piazza partenopea, ma ha voluto precisare la natura del suo addio: "È stata un'esperienza meravigliosa che porterò sempre nel cuore, ma nel calcio non si può decidere solo con i sentimenti". Secondo l'allenatore, la razionalità deve prevalere nelle scelte professionali, mettendo da parte l'emotività per valutare ciò che è realmente meglio per il proprio percorso futuro.

Il discorso si è poi inevitabilmente spostato sulla Nazionale italiana, un tema caldissimo considerando il nuovo corso federale guidato da Giovanni Malagò e Paolo Maldini. Nonostante le frequenti indiscrezioni che lo vorrebbero nuovamente nel ruolo di Commissario Tecnico, Conte ha smentito categoricamente qualsiasi contatto recente con i vertici della FIGC. Ha speso parole di grande elogio per le figure attualmente al comando, definendo Malagò un dirigente di assoluto spessore e Maldini una risorsa imprescindibile per il calcio italiano, sia per il suo passato da calciatore che per le comprovate capacità manageriali. Per Conte, la chiave per il successo della futura gestione azzurra risiede nella totale condivisione del progetto tecnico: chiunque verrà scelto dovrà godere di una fiducia incondizionata, senza dubbi o ripensamenti, per poter costruire un ciclo solido e duraturo.

Analizzando l'andamento della rassegna iridata, Conte ha evidenziato la necessità per il movimento calcistico italiano di trarre insegnamenti preziosi dal modello proposto dalla Spagna di Luis De La Fuente. Il tecnico ha sottolineato come la programmazione e l'identità tattica siano stati i pilastri del successo iberico, contrapponendoli alle difficoltà incontrate da altre selezioni più blasonate. Non è mancato un accenno critico all'utilizzo del VAR e alla gestione arbitrale, temi che continuano a far discutere anche a livello internazionale. Conte ha ribadito che la tecnologia deve essere un supporto alla verità del campo e non un elemento di confusione, auspicando un'uniformità di giudizio che possa tutelare la regolarità delle competizioni più importanti del globo. Infine, ha espresso un pizzico di rammarico per il mancato impiego costante di talenti come Lautaro Martinez, sottolineando come in tornei così brevi ogni scelta tecnica possa spostare gli equilibri in modo definitivo.