Il panorama del calcio internazionale si appresta a vivere una trasformazione epocale, con il Presidente della FIFA Gianni Infantino che ha recentemente gettato le basi per una discussione ancora più ambiziosa riguardo al futuro della Coppa del Mondo. Mentre l'edizione del 2026, che si svolgerà tra Stati Uniti, Canada e Messico, vedrà già l'esordio del formato a 48 squadre, iniziano a circolare indiscrezioni su un possibile ulteriore allargamento a 64 partecipanti. Questa mossa mirerebbe a includere un numero sempre maggiore di nazioni, garantendo una rappresentanza globale senza precedenti, ma solleva contemporaneamente dubbi sulla sostenibilità logistica e sulla qualità tecnica di una competizione così dilatata nel tempo e nello spazio, che diventerebbe un evento di proporzioni mastodontiche mai viste prima.
Parallelamente ai grandi piani della FIFA, la realtà quotidiana dei tifosi e degli imprenditori locali racconta una storia di profondo cambiamento, come dimostra il caso emblematico di Stourbridge, la città natale del fuoriclasse inglese Jude Bellingham. Steve Hopkins, storico proprietario del pub Shovel Inn, ha annunciato la sua intenzione di abbandonare l'attività al termine dell'attuale torneo, segnando la fine di un'era durata decenni. Hopkins, che ha gestito locali durante ben sei edizioni della Coppa del Mondo, ha osservato con amarezza come l'entusiasmo collettivo che un tempo riempiva i pub britannici stia lentamente svanendo, lasciando spazio a nuove e meno conviviali abitudini di consumo che penalizzano il settore della ristorazione e dell'accoglienza.
Le parole di Hopkins offrono uno spaccato malinconico sulla crisi dei luoghi di aggregazione tradizionali: "Ho gestito pub per sei Mondiali e la maggior parte di essi è stata fantastica per gli affari, ma per questo torneo l'affluenza è stata scarsa. La gente preferisce stare lontana dai locali o arriva solo all'ultimo minuto, mentre in passato il pub sarebbe stato pieno già alle tre o alle quattro del pomeriggio per una partita serale". Il gestore ha sottolineato come, dall'epoca della pandemia di Covid-19, le persone abbiano iniziato a preferire le mura domestiche, alterando radicalmente lo stile di vita sociale. Dal punto di vista economico, il calo è drastico: se un tempo una serata di successo fruttava circa 3.000 sterline, oggi Hopkins si riterrebbe soddisfatto di incassarne appena mille durante una semifinale di altissimo livello.
L'avvicinamento alle fasi finali della competizione, che solitamente rappresenta il picco massimo di euforia per i sostenitori di tutto il mondo, si scontra dunque con una realtà economica complessa e in mutamento. Nonostante l'importanza di una semifinale e l'orario favorevole per la visione collettiva, l'atmosfera condivisa che caratterizzava le passate edizioni sembra essere un ricordo sbiadito per molti esercenti. Hopkins ha concluso il suo sfogo affermando che le persone solitamente cercano l'atmosfera del pub per condividere l'esperienza, poiché è qualcosa che non si può ottenere restando a casa. Se non dovesse esserci una risposta massiccia del pubblico per i prossimi incontri decisivi, ciò confermerebbe definitivamente il tramonto di un'epoca per i boozer inglesi, proprio mentre la FIFA spinge per un calcio sempre più globalizzato e commerciale.



