Lo scontro tra Roman Abramovich e il governo britannico entra in una nuova fase di escalation. I legali dell'ex proprietario del Chelsea hanno inviato una diffida ufficiale al primo ministro Keir Starmer, facendo sapere che l'oligarca russo è pronto a ricorrere in tribunale pur di difendere i 2,35 miliardi di sterline ricavati dalla vendita del club londinese nel 2022. La cifra rimane al momento congelata in un conto bancario intestato a Fordstam Limited, la società controllata da Abramovich, mentre infuria una disputa sulla sua destinazione finale.
La situazione risale all'invasione russa dell'Ucraina. Abramovich aveva ceduto il Chelsea poco dopo l'inizio del conflitto, dichiarando ufficialmente che la scelta era "nel miglior interesse del club". Nel frattempo, il governo britannico ha cercato di vincolare l'utilizzo dei fondi a scopi umanitari specifici, chiedendo che l'intero importo sia versato in una nuova fondazione dedicata alle vittime della guerra ucraina. A dicembre, Starmer aveva avvertito Abramovich che "il tempo scorre" e aveva minacciato azioni legali per garantire che "ogni penny raggiunga coloro le cui vite sono state devastate dalla guerra illegale di Putin".
Ormai il braccio di ferro è esplicito. La lettera degli avvocati di Abramovich, consultata da The Times, contiene affermazioni pesanti. I legali sostengono che il governo britannico sta trattando la donazione come "una misura punitiva" nei confronti del loro cliente, cosa che a loro avviso è "fondamentalmente errata". Specificano inoltre che i fondi, sebbene congelati, rimangono formalmente proprietà di Fordstam Limited, interamente posseduta da Abramovich. Infine, lanciano una sfida diretta: se il governo ritiene di avere basi legali per confiscare il denaro, allora proceda pure con i procedimenti formali di confisca, perché la battaglia sarà intentata in tribunale.
Abramovich sostiene di voler destinare il denaro a scopi caritatevoli, ma chiede di farlo secondo propri criteri, aiutando tutte le vittime della guerra in Ucraina e non soltanto attraverso i canali indicati da Londra. L'ultimatum di Starmer fissa al 17 marzo il termine ultimo per risolvere la questione senza controversie legali. La ministra degli Esteri Yvette Cooper ha da parte sua ribadito che Abramovich "deve rispettare l'impegno e pagare". Con lo scadere della deadline sempre più vicino, la possibilità di un rinvio in giudizio diventa sempre più concreta.
Questa vicenda evidenzia il nodo cruciale della gestione delle proprietà di oligarchi russi in Occidente nel contesto della guerra in Ucraina. Da un lato c'è la pressione politica per utilizzare questi beni a beneficio delle vittime del conflitto, dall'altro i diritti di proprietà privata che le democrazie occidentali storicamente tutelano. Abramovich finora ha mantenuto un profilo basso ma le sue azioni legali suggeriscono che non intende cedere senza combattere.

















