La spedizione croata ai Mondiali si conclude nel modo più amaro possibile, con un'eliminazione ai sedicesimi di finale che lascerà ferite profonde per molto tempo. La sfida contro il Portogallo, terminata 2-1 in favore dei lusitani nelle prime ore di venerdì, è stata segnata da episodi arbitrali che hanno scatenato l'ira dei Balcanici. Al fischio finale, il terreno di gioco è diventato teatro di scene strazianti, con diversi calciatori, tra cui un inconsolabile Mateo Kovacic, scoppiati in lacrime per un verdetto ritenuto profondamente ingiusto a causa delle decisioni prese dalla sala VAR. La delusione è palpabile in tutto l'ambiente croato, che vede sfumare il sogno mondiale in una partita dominata per lunghi tratti.
La cronaca del match racconta di una Croazia capace di passare in vantaggio nella ripresa grazie a una rete di Ivan Perisic, che sembrava poter indirizzare la qualificazione verso Zagabria. Tuttavia, l'inerzia della gara è cambiata drasticamente quando l'arbitro, richiamato al monitor per una revisione video, ha assegnato un calcio di rigore al Portogallo per un presunto fallo di Nikola Vlasic su Renato Viega all'interno dell'area di rigore. Cristiano Ronaldo non ha fallito dagli undici metri, ristabilendo la parità e dando il via a un finale di partita incandescente, dove la tensione agonistica ha superato i livelli di guardia, portando a continui scontri verbali tra i protagonisti in campo.
Il dramma sportivo si è consumato definitivamente nei minuti di recupero della sfida. Al quarto minuto oltre il novantesimo, Goncalo Ramos ha siglato il sorpasso portoghese con una zampata vincente, ma la Croazia aveva trovato la forza di reagire immediatamente con quello che sembrava il pareggio di Josko Gvardiol. La gioia è stata però strozzata in gola: dopo una lunghissima revisione video, la rete è stata annullata per una millimetrica posizione di fuorigioco di Mario Pasalic. Secondo la ricostruzione tecnologica, Igor Matanovic avrebbe sfiorato il pallone su un cross, rendendo attiva la posizione irregolare del compagno, un dettaglio tecnico che ha mandato su tutte le furie l'intera panchina croata e i tifosi accorsi allo stadio.
Luka Modric, capitano e simbolo eterno di questa nazionale, si è presentato ai microfoni visibilmente scosso ma estremamente lucido nella sua analisi polemica. "Possiamo dividere la partita in due parti: nel primo tempo non siamo stati al nostro miglior livello, eravamo troppo contratti, ma nella ripresa abbiamo giocato in modo fenomenale", ha dichiarato il fuoriclasse del Real Madrid ai cronisti presenti. Modric ha poi aggiunto con profonda amarezza: "È stata una delle nostre migliori prestazioni recenti. Avremmo potuto chiudere la pratica molto prima, ma non ci siamo riusciti. Poi sono accadute cose che per me restano incredibili e difficili da accettare razionalmente".
Il fulcro della contestazione di Modric riguarda proprio l'utilizzo della tecnologia, con particolare riferimento al gol annullato nel finale che avrebbe portato la sfida ai tempi supplementari. Il centrocampista ha rivelato il contenuto del breve e teso colloquio avuto con il direttore di gara subito dopo la decisione: "L'arbitro sostiene che Matanovic abbia toccato la palla, ma noi abbiamo guardato i filmati e non c'è alcuna prova evidente di questo tocco. Se lui non tocca quel pallone, allora non è assolutamente fuorigioco". Questa discrepanza tra quanto percepito in campo e quanto deciso al monitor rappresenta, secondo il capitano croato, il punto di rottura di una partita che la sua squadra sentiva di meritare ampiamente.
Le critiche di Modric non si sono fermate al singolo episodio, estendendosi a una sfiducia generale verso il sistema VAR, che il giocatore non ha mai amato sin dalla sua introduzione nel calcio d'élite. "Alcune cose non sono andate per il verso giusto. Quel rigore concesso al Portogallo è emblematico: se fosse successo a parti invertite, il VAR non sarebbe mai intervenuto per segnalarlo", ha sentenziato con durezza. Il numero 10 ha concluso ricordando come la sua opinione sulla tecnologia sia rimasta coerente negli anni, sottolineando come, nonostante i potenziali benefici, in serate come questa il calcio sembri perdere la sua essenza umana a favore di decisioni arbitrali discutibili che pesano come macigni sul destino di un'intera nazione sportiva.