La spedizione tedesca ai Mondiali del 2026 si è trasformata in un vero e proprio incubo sportivo, culminato con la clamorosa eliminazione subita per mano del Paraguay nello stadio di Boston. Nonostante il clima di contestazione feroce che circonda la squadra, il commissario tecnico Julian Nagelsmann ha scelto la linea della fermezza, dichiarando apertamente di non avere alcuna intenzione di rassegnare le dimissioni. L'allenatore ha ribadito di voler onorare il proprio contratto, che lo lega alla federazione fino al 2028, anno dei prossimi campionati europei, sfidando i vertici federali a prendere una decisione drastica qualora non ci fosse più sintonia. Tuttavia, il sentimento popolare è diametralmente opposto: un sondaggio condotto a caldo ha rivelato che ben l'86% dei tifosi tedeschi auspica un suo immediato allontanamento dalla panchina della nazionale.
Ad alimentare le tensioni è stata la presenza ingombrante di Jürgen Klopp, attuale responsabile globale del calcio per il gruppo Red Bull, che si trovava proprio accanto a Nagelsmann durante i commenti post-partita in televisione. Klopp, interrogato sulla possibilità di succedere al collega in crisi, ha mantenuto un profilo prudente ma non ha chiuso del tutto la porta, paragonando l'amarezza di un'eliminazione mondiale a quella di una finale di Champions League persa. Il tecnico ex Liverpool ha ammesso di comprendere perché il suo nome venga invocato in un momento così drammatico per il calcio tedesco, pur sottolineando di non aver ancora riflettuto concretamente su un eventuale incarico federale. La sua figura rappresenta un'ombra costante su Nagelsmann, specialmente dopo che le leggende del passato come Lothar Matthäus, Mats Hummels, Stefan Effenberg e Jürgen Klinsmann hanno espresso critiche durissime sulla gestione tecnica della squadra.
Dal punto di vista economico, la posizione di Nagelsmann è protetta da un contratto faraonico da 7 milioni di euro a stagione, una cifra che lo colloca ai vertici mondiali tra i selezionatori, superato soltanto da Carlo Ancelotti. Un eventuale esonero costerebbe alla Federcalcio tedesca circa 14 milioni di euro di indennizzo fino alla scadenza naturale dell'accordo nel 2028, un peso finanziario non indifferente che complica le manovre di successione. La storia recente della nazionale tedesca è d'altronde segnata da addii traumatici: sia Joachim Löw che Hansi Flick avevano pagato con il licenziamento i fallimenti nelle precedenti edizioni della Coppa del Mondo, evidenziando una fragilità strutturale che sembra ormai cronica. La crisi attuale non riguarda però solo la guida tecnica, ma investe l'intero progetto sportivo della Germania, incapace di ritrovare la propria identità dopo i fasti del passato.
Anche i vertici dirigenziali sono finiti nel mirino della critica, a partire da Rudi Völler, attuale direttore delle squadre nazionali, la cui difesa d'ufficio nei confronti di Nagelsmann non ha convinto l'opinione pubblica. L'ex attaccante della Roma ha cercato di smorzare i toni definendo il giovane tecnico come un profilo di assoluta eccellenza e l'uomo giusto per ripartire, ma le sue parole sono state accolte con scetticismo, tanto che Matthäus ha suggerito apertamente che sia giunto il momento anche per Völler di farsi da parte a 66 anni. La situazione è talmente tesa che la federazione ha deciso di annullare l'ultima conferenza stampa prevista prima del rientro in patria, un segnale inequivocabile di una rottura interna profonda. Il presidente federale Bernd Neuendorf rischia ora di subire lo stesso destino dei dirigenti italiani dopo le mancate qualificazioni mondiali, con un'analisi collettiva dei vertici che potrebbe portare a una rivoluzione totale nei quadri dirigenziali di Francoforte.