La recente composizione degli ottavi di Champions League ha fatto storcere il naso a più di un dirigente Uefa. Il motivo è semplice: Manchester City e Real Madrid si affronteranno per la quinta volta consecutiva, la sesta in sette anni. Pep Guardiola non ha avuto dubbi nel definire la situazione "un po' strana", sollevando una questione ben più profonda su quello che sta diventando la competizione continentale.
Ci sono problemi strutturali dietro a questi numeri. La Premier League piazza ben sei club negli ottavi, un risultato senza precedenti nella storia moderna del calcio europeo. Fonti interne dell'Uefa ammetterebbero privatamente che una simile concentrazione, da qualsiasi campionato, è indesiderabile. Eppure il sistema è stato costruito proprio per permettere che questo accada. La potenza economica del calcio inglese garantisce quasi matematicamente almeno cinque partecipazioni ogni anno, creando un vantaggio enorme anche in Europa League.
Tutto questo affonda le radici nell'espansione del torneo da 32 a 36 squadre nel 2024, voluta fortemente dai grandi club durante negoziati paralleli ai piani della Super League. L'obiettivo era semplice: costruire reti di sicurezza finanziaria per i club più ricchi. Le due posizioni extra assegnate a leghe diverse sono state presentate come una apertura verso il basso, ma in realtà il sistema è stato disegnato per rafforzare ulteriormente chi già domina.
Questa dinamica rappresenta il cuore del malaise della moderna Champions League: i soldi fluiscono verso l'alto. I club ricchi generano più ricavi dalla sola partecipazione, indipendentemente dai risultati, mentre il resto del calcio europeo rimane escluso da una torta che continua a crescere. Durante il summit sulla finanza calcistica della Financial Times e nei report dello stesso organismo europeo, il mantra ricorrente è sempre lo stesso: crescita finanziaria.
La tensione irrisolvibile è questa: la competizione ha smarrito l'elemento che la rendeva affascinante, l'incertezza e la possibilità che l'undici inferiore sconfiggesse il gigante. Oggi il calcio europeo assomiglia sempre più a una lega chiusa dove i biglietti sono già assegnati prima ancora che le squadre scendano in campo. Riportare magia e imprevedibilità richiede decisioni difficili sulla distribuzione dei proventi e un coraggio che finora i vertici non hanno dimostrato di possedere.

