Walter Sabatini, storico direttore sportivo di Roma e Lazio, continua a vivere il calcio con la consueta intensità viscerale, anche durante le notti insonni dedicate al Mondiale americano del 2026. Tra nuvole di fumo di sigarette elettroniche e lo schermo sempre acceso, l'esperto dirigente osserva le dinamiche globali con occhio critico e appassionato. Sabatini ha ammesso di seguire con particolare interesse il Brasile guidato da Carlo Ancelotti e dal difensore Marquinhos, ma non nasconde un legame affettivo con il Belgio, squadra allenata da Rudi Garcia e che schiera Arthur Theate, talento che lui stesso portò a Bologna. Nonostante i problemi di salute gli impediscano ormai i lunghi viaggi transatlantici verso la sua amata Argentina, la sua analisi rimane lucida e profonda, spaziando dalle prestazioni dei singoli alle evoluzioni tattiche del torneo.
Uno dei temi centrali della sua riflessione riguarda la gestione delle nazionali e il ruolo dei commissari tecnici. Sabatini ha speso parole di grande stima per Lionel Scaloni, definendolo un uomo capace di restituire dignità e risultati alla selezione argentina grazie a una personalità eccezionale e alla capacità di gestire i complessi rapporti di forza interni. Secondo l'ex DS, Scaloni è diventato una sorta di semidio per il suo popolo, dimostrando che per allenare a certi livelli non basta la tattica, ma serve una scaltrezza fuori dal comune. Oltre ai grandi nomi, Sabatini si è detto affascinato dalle sorprese del torneo, citando l'organizzazione tattica di Panama e la crescita di Capo Verde, nazioni considerate marginali che stanno dimostrando di meritare il palcoscenico mondiale, confermando quanto il calcio sappia essere ancora oggi una disciplina imperscrutabile.
Sul fronte delle innovazioni regolamentari e arbitrali, Sabatini ha espresso un parere molto favorevole riguardo alla direzione di gara di Katia Garcia Mendoza. Il dirigente l'ha descritta come un arbitro di altissimo livello, dotata di una corsa veloce e armoniosa che ricorda i tornanti di un tempo, sottolineando soprattutto il suo carattere forte nel tenere testa ai calciatori in campo. Sabatini ha inoltre difeso la scelta di giocare con temperature elevate, sostenendo che il vero Mondiale debba disputarsi in estate e non in inverno come accaduto in Qatar. Ha valutato positivamente le nuove norme per snellire il gioco, come la riduzione dei tempi concessi ai portieri e l'introduzione dei brevi intervalli per l'idratazione, interpretati non come interruzioni fastidiose ma come veri e propri momenti tattici utili agli allenatori per correggere la squadra in corsa.
Infine, il dirigente ha affrontato la dolorosa questione dell'assenza dell'Italia dalla competizione, definendola un vero e proprio fallimento di sistema che deve servire da avvertimento per il futuro. Sabatini ripone grande fiducia nella figura di Giovanni Malagò, descrivendolo come un leader nato, capace di affrontare le sfide politiche necessarie per far rifiorire il movimento calcistico nazionale. La ricetta proposta è chiara: ogni componente, dagli istruttori ai presidenti, deve tornare a svolgere il proprio lavoro con eccellenza. L'obiettivo deve essere quello di trasformare la Nazionale in una sorta di club permanente, curando ogni dettaglio strutturale per evitare che simili catastrofi sportive si ripetano, permettendo così al calcio italiano di ritrovare la sua storica centralità nel panorama internazionale.