La débâcle del Milan allo Stadio Olimpico contro la Lazio ha innescato una riflessione profonda sulle responsabilità tecniche di Massimiliano Allegri, in particolare sulle scelte di formazione che hanno precondizionato il risultato finale. Franco Ordine, commentando la prestazione rossonera sulle pagine del Corriere dello Sport, ha messo in luce come la gratitudine verso i giocatori possa trasformarsi in una trappola decisionale, portando gli allenatori a privilegiare considerazioni emotive rispetto a valutazioni tecniche obiettive.
Ordine ricorda un precedente storico significativo: durante il Mondiale del '94, la fedeltà calcistica di Arrigo Sacchi verso Roberto Baggio lo indusse a schierare il campione pur in condizioni fisiche critiche, tanto che lo stesso fisioterapista azzurro riconobbe che non riusciva più a trovare muscoli da massaggiare. La medesima dinamica si è manifestata nella partita romana, quando Allegri si è trovato dinanzi al dilemma tra confermare Pervis Estupiñán, protagonista della vittoria nel derby, oppure schierare il rientrato Bartesaghi, dal punto di vista tattico più affidabile. Ha vinto la riconoscenza, e il prezzo è stato alto: Isaksen ha potuto condurre indisturbato le sue scorribande offensive sulla fascia, creando i presupposti per il crollo difensivo.
Al di là delle singole scelte di formazione, il vero interrogativo riguarda l'assetto complessivo della squadra. L'assenza pesantissima di Rabiot, vero architetto dell'equilibrio del centrocampo rossonero, ha ulteriormente complicato la situazione. Secondo Ordine, il Milan deve ritrovare quella rigorosa architettura tattica che le ha permesso di attestarsi al secondo posto della classifica, inseguendo l'Inter. Ogni volta che i rossoneri si espongono alla ricerca di soluzioni alternative, tornano a emergere gli stessi problemi di squilibrio che avevano caratterizzato le gestioni precedenti di Fonseca e Conceição. I ventuno gol subiti finora in campionato raccontano una storia inequivocabile di fragilità difensiva strutturale.
Sotto questo profilo, Allegri rimane l'unico vero realista nell'ambiente milanista, colui che continua ossessivamente a sottolineare i calcoli aritmetici della zona Champions League, senza cadere nelle illusioni scudettiste che pure affioravano dopo il successo derby. Ora l'attenzione si concentra su Rafa Leão, uscito dall'Olimpico visibilmente frustrato per la mancanza di palloni giocati in profondità. Il tecnico livornese dovrà ricaricare psicologicamente l'esterno portoghese, anche se buona parte della responsabilità ricade sulle caratteristiche tecniche di Pulisic, semplicemente non dotato dei traccianti verticali che Leão gradisce. Una volta recuperata l'umiltà tattica, il Diavolo affronterà lo scontro decisivo di Pasquetta contro il Napoli, occasione in cui l'ingresso di Niclas Füllkrug potrebbe fornire soluzioni tattiche preziose.

































