La sconfitta sul campo della Lazio porta con sé una lezione che il Milan farà bene a metabolizzare rapidamente. Non è una questione di sfortuna o di singole scelte sbagliate, ma di principio tattico fondamentale: quando questa squadra ha tentato di alterare la formula collaudata che l'ha portata al secondo posto in classifica, ha rischiato di naufragare. E ci è quasi riuscita.
La domenica all'Olimpico è stata l'occasione giusta al momento sbagliato. Il Milan poteva accorciare sull'Inter, infondere fiducia all'ambiente, magari dare una scossa a un campionato che sembrava già scritto. Questa prospettiva ha spinto la dirigenza a cercare una soluzione offensiva diversa, valutando fino all'ultimo se schierare Estupiñán, autore di una grande prestazione nel derby, oppure confermare Bartesaghi per maggiore solidità difensiva. La scelta è ricaduta sul giovane laterale, e contro l'esterno offensivo Isaksen i rossoneri non hanno trovato le giuste contromisure.
Ma il problema è più generale. Ogni volta che il Milan ha provato a esporsi eccessivamente, cercando di costruire dal basso con spazi alle spalle, ha subito danni considerevoli. Non è un caso che i gol incassati in campionato siano già 21: una cifra che racconta di una difesa vulnerabile quando viene costretta a coprire troppo terreno. Allegri l'ha capito sin dal primo giorno: conosce benissimo le caratteristiche della rosa a sua disposizione e non ha mai nascosto che la permanenza in Champions League era l'obiettivo realistico. Non era falsa modestia, ma una lucida valutazione dei mezzi disponibili.
Ora tocca al tecnico livornese riportare il Milan alle sue certezze: una struttura compatta, responsabile, costruita per sfruttare le ripartenze e non per pressare alto per novanta minuti. Ma prima dovrà affrontare un'altra sfida: ricaricare le batterie di Rafael Leão, uscito dall'Olimpico non solo fisicamente ammaccato, ma anche ferito nell'orgoglio. Non è la prima volta che lo stadio della Capitale lo vede protagonista di episodi spiacevoli: un anno e mezzo fa fu al centro di una contestazione insieme a Theo Hernández. Questa volta la delusione potrebbe essere ancora più profonda.
Il Milan ha gli strumenti per reagire, ma deve fidarsi del metodo. Allegri non si è sbagliato sulla rotta: adesso bisogna averlo confermato.














