In occasione dei Mondiali di calcio del 2026, una delle figure più iconiche della storia del Milan e del calcio internazionale, George Weah, è tornato a far sentire la propria voce. L'ex attaccante liberiano, primo calciatore extraeuropeo a sollevare il prestigioso Pallone d'Oro nel 1995, ha partecipato a un evento celebrativo sfidando le leggende della Nazionale italiana in una partita amichevole. Nonostante il passare degli anni, Weah ha mostrato una forma fisica invidiabile, sottolineando come l'emozione di scendere in campo accanto a campioni del calibro di Roberto Baggio e Christian Panucci riaccenda immediatamente l'istinto agonistico e la voglia di correre. L'ex fuoriclasse ha descritto il pomeriggio trascorso con i vecchi compagni e avversari come un momento di pura gioia, evidenziando il legame indissolubile che ancora lo unisce ai protagonisti di un'epoca d'oro del calcio mondiale.
Analizzando la situazione attuale del Milan, Weah ha espresso un parere lucido sulle difficoltà che il club rossonero sta attraversando nel panorama contemporaneo. Secondo l'ex numero nove, l'ambiente milanista è attualmente gravato da una pressione enorme, che spesso finisce per condizionare il rendimento di una squadra composta prevalentemente da elementi giovani. Weah ha ribadito con forza la necessità di concedere tempo ai nuovi innesti per ambientarsi e comprendere l'importanza della maglia che indossano. "Il calcio si evolve e le squadre cambiano pelle, ma al Milan la richiesta di risultati immediati è costante," ha osservato l'ex attaccante, suggerendo che solo attraverso il lavoro quotidiano e una gestione paziente la società potrà ritrovare la propria dimensione storica ai vertici delle competizioni nazionali e internazionali.
Il discorso di Weah si è poi allargato alla crisi del calcio italiano in generale, con un riferimento particolare all'assenza della Nazionale dai vertici mondiali e alle recenti delusioni di Milan e Juventus in Champions League. Per l'ex stella rossonera, non esiste una spiegazione univoca per questo declino, ma si tratta piuttosto di una questione di cicli fisiologici che ogni grande nazione calcistica deve affrontare. L'Italia vanta una tradizione storica senza eguali e, secondo Weah, possiede gli anticorpi necessari per tornare protagonista nel breve periodo. Tuttavia, il processo di rinascita richiede la creazione di un sistema solido che favorisca la crescita dei talenti interni, evitando di pretendere successi immediati che non siano supportati da una programmazione a lungo termine. La fiducia nei propri mezzi e la capacità di saper aspettare i risultati sono, a suo avviso, i pilastri fondamentali per invertire la rotta.
Un passaggio fondamentale dell'intervista ha riguardato l'importanza di offrire opportunità concrete alle nuove generazioni, portando come esempio il percorso di suo figlio Timothy. Weah ha ricordato come il giovane talento, prima di approdare in grandi club come il Paris Saint-Germain, abbia trascorso anni formativi in realtà minori a New York, sottolineando che il successo non nasce mai per caso ma è il frutto di un accompagnamento costante da parte della famiglia e delle strutture sportive. Questa nuova generazione di calciatori possiede una mentalità differente, più globale, e necessita di essere incoraggiata piuttosto che criticata aspramente al primo errore. Infine, Weah ha dedicato un pensiero alla sua terra d'origine, la Liberia, rivendicando con orgoglio il lavoro svolto durante il suo mandato politico per garantire stabilità e pace, dichiarandosi felice che il Paese non sia più martoriato dai conflitti bellici del passato.