Il Chelsea ha ricevuto una sanzione dalla Premier League per violazioni alle normative finanziarie relative a pagamenti occulti a giocatori e agenti non autorizzati nei trasferimenti compiuti nel periodo 2011-2018. La decisione del massimo organismo del calcio inglese prevede una multa di 10,75 milioni di sterline, una sospensione condizionata del divieto di mercato per la prima squadra e il blocco dei tesseramenti in academy per nove mesi.

Uno dei fattori che ha allungato notevolmente i tempi dell'inchiesta è stata la collaborazione volontaria del club, che ha messo a disposizione degli investigatori migliaia di documenti. Sebbene questa trasparenza abbia facilitato l'accertamento dei fatti, ha anche reso il processo estremamente lungo e complesso. Nonostante sia la sanzione pecuniaria più severa mai comminata dalla Premier League, molti osservatori la ritengono sproporzionata rispetto all'entità degli illeciti emersi dalla documentazione.

L'indagine ha evidenziato come i pagamenti non tracciati non avrebbero comunque comportato il superamento dei limiti finanziari imposti dalla Premier League. Tuttavia, questa considerazione non convince gli addetti ai lavori: secondo diversi dirigenti calcistici, ciò che conta davvero è la disonestà della precedente proprietà, che ha generato vantaggi concreti sul campo. Eden Hazard rappresenta l'esempio più eclatante: il belga è stato protagonista nella vittoria dei titoli 2014-15 e 2016-17, senza alcuna consapevolezza di irregolarità a suo carico.

La sentenza della Premier League ha sollevato polemiche circa la coerenza nelle punizioni inflitte ai club. Mentre il Chelsea riceve quella che viene considerata una sanzione leggera, casi analoghi come quelli di Nottingham Forest ed Everton sono stati trattati diversamente, generando accuse di «incoerenza» e di compromesso al ribasso per evitare conflitti. Inoltre, molti analisti collegano questa decisione alla ben più complessa inchiesta in corso contro il Manchester City, interrogandosi su quali insegnamenti possono derivarne.

L'assenza di riferimenti ai riflessi sportivi della vicenda (cioè le competizioni vinte) nella comunicazione ufficiale della Premier League ha ulteriormente alimentato le critiche. La sensazione predominante è che la punizione non rifletta adeguatamente la gravità di comportamenti che, seppur riferiti a una gestione ormai superata, hanno comunque fornito vantaggi competitivi concreti al club londinese.