Settima posizione in classifica, a brevissima distanza dai giganti Liverpool e Chelsea, con ancora nove partite da disputare. Sembra incredibile che, pochi mesi fa, gli esperti dessero il Brentford come candidato principale alla retrocessione. Invece la squadra londinese sta scrivendo pagine storiche: per la prima volta nei suoi 137 anni di storia, il club è a un passo dalla qualificazione alle competizioni europee. Con 44 punti dopo 29 giornate, la formazione allenata da Keith Andrews è addirittura sulla strada giusta per superare il precedente record di 55 punti in una stagione di massima serie. Tutto questo sfidando direttamente avversari con stipendi quadrupli rispetto ai propri.

Ci si dimentica facilmente quanto sia straordinario questo risultato per una realtà che i rivali locali deridevano come "una fermata d'autobus a Hounslow". Lo scorso giugno è stato devastante per il presidente Matthew Benham: il Brentford ha perso quattro dei suoi migliori giocatori per una cifra complessiva di 146 milioni di sterline. Christian Nørgaard, capitano e leader della squadra, si è trasferito all'Arsenal. Yoane Wissa e Bryan Mbeumo, autori di 39 reti in campionato (il 59% del totale stagionale), hanno rispettivamente raggiunto Newcastle e Manchester United. Mark Flekken, il portiere autore di 133 parate – 25 più di qualsiasi altro collega della categoria – ha firmato per il Bayer Leverkusen. Ciascuno di loro era considerato insostituibile nel progetto brentfordiano.

Ma il colpo più duro è arrivato in panchina. Thomas Frank, il tecnico che aveva guidato il club alla massima serie per la prima volta dal 1946-47, ha scelto di accettare la proposta del Tottenham. Paradossalmente, la società ha affidato il progetto a Keith Andrews, un giovane specialista di calci piazzati senza esperienze manageriali precedenti, più noto al grande pubblico come commentatore televisivo. Non sembrava una scelta azzeccata sulla carta.

Eppure Andrews ha dimostrato di essere all'altezza dell'incarico. Ha preservato intatta la cultura e la filosofia tattica ereditate da Frank, mantenendo quell'intensità difensiva e quella capacità di pressare sull'avversario che caratterizzano il Brentford. La squadra continua a primeggiare nei lanci lunghi, si piazza tredicesima nel possesso palla e vanta la migliore efficienza nei tiri creati, statistiche praticamente identiche alla stagione precedente. Tuttavia, sotto la guida di Andrews, la squadra ha compiuto un salto qualitativo negli attacchi rapidi, posizionandosi tra le migliori del campionato in questa metrica.

Benché parte del merito vada attribuito alla continuità garantita dal presidente Benham – un fattore fondamentale in questa storia – non bisogna sottovalutare il lavoro compiuto dal nuovo allenatore nel gestire una situazione che molti avrebbero considerato compromessa. Il Brentford, forte di una storia recente di adattamenti anche alle perdite più significative – Maupay, Watkins, Toney, Wissa e Mbeumo se ne sono andati uno dopo l'altro negli ultimi anni – continua a dimostrare che l'eccellenza non risiede nelle singole stelle, ma nel sistema.