La disputa tra Roman Abramovich e il governo britannico sulla destinazione dei 2,5 miliardi di sterline ricavati dalla vendita del Chelsea si intensifica. Secondo quanto riportato dall'Independent, gli studi legali che rappresentano l'oligarca hanno inviato una missiva ufficiale ribadendo che i proventi dalla transazione del club londinese rimangono di sua proprietà esclusiva, e minacciando azioni legali contro qualsiasi tentativo di confisca da parte delle autorità.

La situazione si complica ulteriormente con l'accusa reciproca sui tempi di sblocco dei fondi. Mentre il governo britannico sostiene che Abramovich deve consegnare il denaro per compensare le vittime della guerra in Ucraina, i suoi legali (dello studio Kobre e Kim) affermano che il ritardo dipende esclusivamente dall'inazione governativa. Secondo la loro ricostruzione, l'oligarca avrebbe sempre inteso donare volontariamente i 2,5 miliardi rispettando un accordo formale (Deed of Undertaking) sottoscritto e approvato dalle stesse autorità britanniche al momento della vendita del marzo 2022.

Nella lettera dei legali si legge che Abramovich ha costantemente cercato di risolvere le complessità legali bloccanti, mentre il governo avrebbe preferito rilasciare dichiarazioni pubbliche e politiche senza affrontare il merito, culminando con minacce di azione legale e l'emissione unilaterale di una licenza priva di fondamento giuridico. Questa versione contrasta nettamente con la posizione dell'esecutivo di Londra, che sostiene come inaccettabile che oltre 2,5 miliardi dovuti al popolo ucraino rimangano congelati nei conti britannici.

Il primo ministro Keir Starmer aveva già lanciato un ultimatum nel dicembre scorso dalla Camera dei Comuni: "Il conto alla rovescia è iniziato". In quell'occasione anche la cancelliera Rachel Reeves aveva sottolineato l'inaccettabilità della situazione. Adesso la Foreign Secretary Yvette Cooper ha replicato al nuovo comunicato degli avvocati affermando: "È venuto il momento che Abramovich faccia la cosa giusta. Se non lo farà, interverremo noi".

Il prossimo snodo critico è fissato al 17 marzo, termine entro il quale l'ex proprietario del Chelsea deve rispondere alle rivendicazioni dell'Office for Financial Sanctions Implementation (OFSI), l'ente governativo per l'implementazione delle sanzioni finanziarie. La missiva ufficiale era stata inviata il 17 dicembre 2025. Si prospetta quindi un braccio di ferro legale che potrebbe trascinare questa vicenda nei tribunali britannici.