Cesc Fabregas ha analizzato la vittoria del Como in un'intervista rilasciata a Dazn subito dopo il fischio finale della sfida contro la Roma. L'allenatore lariano ha sottolineato come la partita sia stata tutt'altro che banale, evidenziando le difficoltà affrontate contro una compagine dall'assetto tattico complesso. «Non è stata una gara di Champions League poiché non siamo in quella competizione» ha osservato Fabregas, «ma quando affronti squadre con il livello tattico di quella di Gasperini, rischi di attaccare e subire ripartenze. Abbiamo dovuto apportare alcuni aggiustamenti, ma poi abbiamo mantenuto la nostra identità di gioco».
Un passaggio importante dell'intervista ha riguardato il mancato saluto tra i due allenatori al termine della gara. Fabregas ha affrontato l'argomento con maturità, spiegando che benché durante i novanta minuti tutto sia permesso nell'agonismo della competizione, prima e dopo la partita è fondamentale mantenere il rispetto reciproco. «Vengo da un altro Paese, ma questo è un principio universale. Anche io ho compiuto gesti di cui non sono fiero di recente, però come allenatori abbiamo il dovere di dare il giusto esempio ai nostri ragazzi. Quando perdi e sei deluso, oppure non concordi con una decisione arbitrale, devi comunque stringere la mano all'avversario».
Relativamente alle scelte tattiche della gara, Fabregas ha illustrato gli interventi messi in atto per contenere la Roma. Ha abbassato Caqueret per poi alzare Ramon, spostando così il baricentro del gioco verso una zona differente del campo. «Non abbiamo avuto molte occasioni nette, salvo il rigore, ma le soluzioni trovate si sono rivelate efficaci» ha dichiarato. L'allenatore ha evidenziato quanto sia cruciale il contributo di Diao, rimasto fuori per mesi, sottolineando come ogni tecnico possieda un ventaglio tattico diverso da utilizzare secondo le circostanze.
Fabregas ha poi ironizzato sulla domanda riguardante i suoi contrasti con i colleghi più esperti, citando esplicitamente i precedenti con Allegri e Gasperini. Ha ricordato che anche nelle sconfitte più pesanti, come il 4-0 con l'Inter o il 5-1 con la Lazio, ha comunque offerto il saluto di circostanza ai rispettivi avversari. «Non desidero causare polemiche» ha concluso l'allenatore con fermezza, «quello che importa veramente è la vittoria. Auspico che il 99% della discussione verta sulla qualità della prestazione odierna e solo l'1% su questo episodio».














