Ruud Gullit, indimenticato fuoriclasse del Milan di Arrigo Sacchi e vincitore del Pallone d'Oro nel 1987, ha rilasciato un'intervista profonda e ricca di spunti ai microfoni della stampa sportiva italiana, analizzando il momento delicato che sta attraversando il calcio nostrano. Il punto di partenza della sua riflessione non poteva che essere il club rossonero, reduce da una stagione estremamente deludente che ha visto sfumare l'obiettivo minimo della qualificazione alla massima competizione europea. Gullit ha espresso tutto il suo sconcerto per l'epilogo del campionato, citando specificamente la sconfitta interna contro il Cagliari all'ultima giornata come il momento decisivo che ha sancito il fallimento stagionale. Secondo l'ex campione olandese, un club con il blasone e la bacheca del Milan ha l'obbligo morale e storico di calcare stabilmente i palcoscenici della Champions League, e vederlo fuori dalle prime quattro posizioni rappresenta una ferita difficile da rimarginare per tutto l'ambiente.
L'analisi del 'Tulipano Nero' si è poi spostata sulla gestione tecnica e sul rendimento complessivo delle grandi potenze della Serie A. Gullit ha speso parole di parziale difesa nei confronti di Massimiliano Allegri, riconoscendo come l'allenatore avesse ottenuto risultati incoraggianti per gran parte dell'anno, prima di subire un crollo verticale e inaspettato nel finale di stagione. Mettendo a confronto le prestazioni delle big, l'olandese ha sottolineato come solo l'Inter sia riuscita a mantenere un livello d'eccellenza, conquistando lo scudetto con pieno merito e dimostrando una continuità che è mancata totalmente a Juventus e Milan. Per queste ultime, il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati dai dirigenti deve servire da lezione per ritrovare quel DNA vincente che sembra essersi smarrito tra le pieghe di una stagione troppo altalenante e priva di una chiara identità tattica.
Un capitolo a parte è stato dedicato ai singoli protagonisti, con un focus particolare su Rafael Leao e Luka Modric. Riguardo al talento portoghese, Gullit è stato molto schietto: pur riconoscendone le doti tecniche indiscutibili, ha evidenziato come per essere un vero top player sia necessario un equilibrio perfetto tra tenuta fisica e solidità mentale, elementi che nell'ultimo periodo sono mancati. La vetrina del Mondiale diventa quindi l'ultima spiaggia per Leao per dimostrare il suo reale valore, nonostante non parta titolare nelle gerarchie del Portogallo. Su Modric, invece, l'olandese non ha nascosto la sua ammirazione, definendolo un fuoriclasse assoluto anche alla soglia dei quarant'anni. Nonostante il brutto infortunio subito a causa di uno scontro di gioco con Locatelli, la speranza di Gullit è che il croato possa continuare a vestire la maglia rossonera per portare esperienza e qualità a un gruppo che ne ha disperatamente bisogno.
Infine, l'ex stella della Nazionale olandese ha toccato temi di carattere più generale e sociale, manifestando il suo dolore per la mancata partecipazione dell'Italia alla Coppa del Mondo. Per un uomo che ha vissuto l'epoca d'oro del calcio italiano, vedere gli Azzurri assenti dalla competizione più importante è un'anomalia che fa male al cuore di tutti gli appassionati. Gullit ha inoltre lanciato un monito contro l'odio sui social network, invitando i giovani a esprimere critiche costruttive senza nascondersi dietro l'anonimato, un fenomeno che ritiene tossico per lo sport moderno. Ha concluso menzionando il suo recente incontro con Zlatan Ibrahimovic, preferendo non dare giudizi affrettati sul suo nuovo ruolo dirigenziale ma augurando al Milan di ritrovare presto la strada del successo per onorare una tifoseria che merita ben altri traguardi rispetto a quelli visti nell'ultima domenica di campionato.