L'avventura di Pep Lijnders all'ombra dell'Etihad Stadium volge al termine dopo una sola stagione, in coincidenza con l'annunciato addio di Pep Guardiola alla panchina del Manchester City. Il tecnico olandese, arrivato la scorsa estate tra lo stupore generale dopo il lungo sodalizio con Jürgen Klopp al Liverpool, ha deciso di non prolungare la sua permanenza nel club inglese per dare priorità assoluta alla propria sfera privata. Lijnders ha spiegato con estrema sincerità che la necessità di garantire una stabilità geografica alla propria famiglia ha prevalso su qualsiasi ambizione professionale all'interno della galassia dei Citizens. "Mia moglie ed io desideriamo una dimora fissa per i nostri figli che stanno crescendo", ha dichiarato l'allenatore, sottolineando come un ulteriore trasferimento o una permanenza prolungata in Inghilterra non rappresentassero più un'opzione percorribile per il suo nucleo familiare.
Nonostante la ferma volontà del Manchester City di trattenere una figura così influente all'interno dello staff tecnico, Lijnders ha declinato diverse proposte di alto profilo che avrebbero potuto dare una svolta alla sua carriera. La dirigenza dei campioni d'Inghilterra gli aveva infatti prospettato la possibilità di integrarsi nel nuovo staff tecnico che succederà a Guardiola, oppure di intraprendere un percorso da capo allenatore in una delle società satellite appartenenti al City Football Group all'estero. Tuttavia, il quarantaduenne olandese ha ribadito che, senza il supporto e la presenza costante della sua famiglia, non avrebbe preso in considerazione nemmeno un secondo anno di contratto, preferendo chiudere il suo capitolo a Manchester in concomitanza con la fine del ciclo del tecnico catalano.
Il retroscena del suo approdo al City rivela molto della stima che intercorre tra i grandi protagonisti della Premier League, con Guardiola che contattò Lijnders nel maggio dello scorso anno per proporgli una sfida stimolante. Il tecnico spagnolo espresse chiaramente il desiderio di ricostruire un "nuovo City" per il suo ultimo biennio contrattuale, ottenendo preventivamente il benestare di Klopp per avviare i contatti con il suo storico assistente. Guardiola cercava tre elementi specifici per rinvigorire la sua squadra: un collaboratore capace di sfidarlo con idee tattiche innovative, uno stile di gioco più aggressivo per contrastare la crescente fisicità del campionato inglese e una costante innovazione nelle metodologie di allenamento quotidiane.
Nel descrivere l'esperienza lavorativa accanto a Guardiola, Lijnders ha utilizzato metafore molto forti che evidenziano la meticolosità quasi ossessiva del tecnico di Santpedor nella preparazione delle sfide. "Egli approccia la creazione di un piano partita come un chirurgo esegue un intervento al cuore: in modo estremamente meticoloso, controllando ogni parte vitale con le pinzette", ha raccontato l'olandese, evidenziando l'intensità di giornate lavorative che iniziavano all'alba per concludersi solo a tarda sera. Secondo Lijnders, ciò che eleva Guardiola e Klopp al di sopra della media non è solo la competenza tattica, ma un amore genuino e profondo verso i propri calciatori, un tratto umano che definisce i veri leader del calcio mondiale contemporaneo.
La carriera di Lijnders, iniziata tra le fila di PSV Eindhoven e Porto prima del lungo e vincente capitolo al Liverpool interrotto solo da una breve parentesi al NEC Nijmegen, si arricchisce così di un'esperienza breve ma intensa nel club più vincente degli ultimi anni in Inghilterra. Durante il suo unico anno a Manchester, ha contribuito in modo significativo alla bacheca del club aiutando la squadra a conquistare due trofei, consolidando la sua reputazione di mente tattica tra le più brillanti d'Europa. Ora, con la chiusura di questa parentesi, il futuro di Lijnders resta un'incognita, ma la sua decisione di anteporre il benessere dei figli alle lusinghe di un colosso mondiale testimonia una visione del calcio che non prescinde mai dai valori umani fondamentali.