Il fischio finale di Inter-Atalanta non ha placato la tensione a San Siro, anzi ha aperto le porte a una cascata di polemiche che ha coinvolto direttamente la dirigenza nerazzurra. Nel post-partita, il presidente Giuseppe Marotta e il direttore sportivo Piero Ausilio hanno deciso di scendere negli spogliatoi per un confronto diretto e molto franco con la squadra arbitrale e i delegati della Can De Marco e Gervasoni. Un incontro descritto come formalmente educato ma sostanzialmente duro, che rappresenta l'ennesima protesta della società meneghina contro le decisioni del designatore.

Il nodo della discordia ruota intorno a diversi episodi controversi durante la gara. Il primo riguarda il gol del pareggio realizzato da Nikola Krstovic, nato da un presunto contatto tra Sulemana e Denzel Dumfries. Mentre l'Inter sostiene che la spinta sia stata netta e sanzionabile, le immagini televisive mostrano come l'esterno olandese abbia accentuato il contatto, portando l'arbitro a giudicare l'intervento leggero. La frustrazione è esplosa in campo con l'espulsione di Cristian Chivu, mentre i nerazzurri reclamavano anche un calcio di rigore non concesso per un presunto fallo di Giorgio Scalvini ai danni di Davide Frattesi in area di rigore.

Ma al di là dei singoli episodi, la vera ragione del malcontento della società meneghina affonda in sospetti ben più gravi e strutturali. Nei corridoi della sede interista circola la convinzione che il club stia pagando un pesante tributo mediatico e arbitrale in seguito agli accadimenti di Inter-Juventus. In quella partita, Pierre Kalulu era stato espulso per un'infrazione che nasceva da una caduta di Alessandro Bastoni considerata da molti osservatori come una simulazione. La sensazione che serpeggia è quella di subire una vendetta continua: come riportato dalla Gazzetta dello Sport, tra i dirigenti corre voce che "ce la vogliono far pagare".

Per gestire la frustrazione accumulata, la dirigenza e lo staff tecnico si sono chiusi in una riunione che ha superato le due ore. Al termine, l'Inter ha scelto una strategia comunicativa drastica: il silenzio stampa totale. Nessun tesserato si è presentato davanti ai microfoni delle emittenti televisive, una scelta che evidenzia chiaramente il disappunto del club nei confronti degli arbitraggi ma che consente di evitare ulteriori sanzioni disciplinari che avrebbero potuto aggravarsi con dichiarazioni pubbliche critiche. Una scena che racconta bene lo stato di tensione che caratterizza il rapporto tra la società nerazzurra e la gestione arbitrale del campionato.