Il Brentford dice addio alla FA Cup in modo doloroso. Nel quinto turno contro il West Ham a Londra, la sfida termina 2-2 dopo i tempi supplementari, ma ai rigori la squadra londinese non ce la fa: sconfitta 5-3 dal dischetto. Il protagonista negativo è Dango Ouattara, la cui Panenka viene agevolmente parata dal portiere dei Hammers Alphonse Areola.

È proprio su questo episodio che interviene Keith Andrews, tecnico del Brentford. Contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, il manager non esprime fastidio verso l'attaccante burkinabé, anzi: decide di usare il momento per una difesa appassionata del giocatore e una critica alla cultura sportiva che circonda i rigori sbagliati. «Non sono arrabbiato affatto», dichiara Andrews, «Penso che per un calciatore sia la cosa più facile non tirare un rigore. Ci vuole un coraggio incredibile salire sul dischetto in un momento così importante».

L'allenatore non si ferma qui e amplia il suo ragionamento a livello generale: «Detesto profondamente come vengono trattati i giocatori che sbagliano i rigori. Mi riferisco a quei campioni nazionali che sono stati ridicolizzati e perseguitati per questa ragione. Lo trovo disgustoso». Un evidente riferimento ai calciatori inglesi che hanno subito critiche severe dopo errori dal dischetto in grandi tornei internazionali.

Ouattara, 24 anni, era il secondo ad andare al tiro nel corso della sequenza dai cinque metri. È stato l'unico giocatore di entrambe le squadre a non trovare la rete: sia Jarrod Bowen (capitano del West Ham) che Igor Thiago (miglior marcatore del Brentford) avevano segnato due reti a testa durante i 120 minuti di gioco.

Andrews continua la sua dichiarazione sottolineando come il calciatore abbia lavorato molto su questa tecnica negli allenamenti: «Se la palla fosse entrata, tutti lo osannerebbero. Dango riceverà il mio pieno supporto e quello di tutti coloro che lavorano con noi». Per il Brentford si chiude così un'altra esperienza nella coppa nazionale inglese, con la ricerca del primo quarto di finale dal 1989 che dovrà attendere ancora.