La sfida tra Inter e Atalanta si conclude sul risultato di 1-1, ma il clima a San Siro resta rovente per le decisioni arbitrali che hanno caratterizzato il finale di gara. Il direttore di gara Gianluca Manganiello non ha concesso un calcio di rigore richiesto con insistenza dai padroni di casa in un momento cruciale del match, scatenando la reazione immediata di giocatori e pubblico. Al triplice fischio, diversi calciatori nerazzurri hanno circondato l'arbitro per chiedere spiegazioni, mentre dagli spalti si è levato un coro di proteste.
La Gazzetta dello Sport ha scavato più a fondo nella dinamica dell'episodio, ricostruendo cosa è accaduto nella sala video. Durante l'azione contestata, l'Inter ha invocato il rigore con forza, con Aleksandar Kolarov, membro dello staff tecnico di Cristian Chivu, tra i più espliciti nel protestare dalla panchina. Il Var Gariglio, dalla postazione di controllo, ha però confermato la scelta di Manganiello, ritenendo assenti gli estremi di un errore palese. Di conseguenza, non è stato disposto l'On Field Review e il gioco ha proseguito senza il penalty rivendicato dai milanesi.
Ciò che alimenta ulteriormente l'indignazione in casa Inter è un dettaglio sulla storia arbitrale di Gariglio. L'ex arbitro di campo era stato rimosso dalla Can nel 2023, dopo aver diretto appena 19 gare di Serie A nel corso di sei stagioni. Successivamente, è stato assegnato stabilmente al ruolo di arbitro video, una sorta di promozione che ha alimentato le critiche del mondo nerazzurro, già infuocato per la decisione sul campo.
Il pareggio rappresenta un risultato amaro per la squadra di Chivu, che avrebbe potuto consolidare la propria posizione nella lotta al vertice. L'episodio arbitrale ha generato frustrazione significativa nell'ambiente, con inevitabili ripercussioni sull'umore della squadra negli ambienti interni. L'Inter ora dovrà ritrovare concentrazione e serenità per proseguire il cammino in campionato, evitando che il malcontento influenzi le prestazioni future.














