Luciano Chiarugi, leggenda della fascia sinistra italiana, si racconta sulle pagine della Gazzetta dello Sport ripercorrendo una carriera ricca di episodi affascinanti quanto sofferti. L'ex attaccante, soprannominato "Cavallo Pazzo" per il suo stile imprevedibile e dribblante, non nasconde i momenti più difficili della sua avventura calcistica, in particolare durante il periodo fiorentino sotto la guida di Nils Liedholm.

Nato da un'esecuzione straordinaria contro Dino Zoff al tempo portiere del Napoli, il celebre soprannome accompagnò Chiarugi per tutta la carriera, spinto dal desiderio dei tifosi di applaudire le sue giocate spettacolari. Nel periodo aureo alla Fiorentina, in particolare intorno allo scudetto del 1969, l'ala visse momenti di grande gioia calcistica, circondato da campioni del calibro di De Sisti e Amarildo. Tuttavia, il rapporto con l'allenatore svedese divenne ben presto insostenibile: Chiarugi racconta di sentirsi "rinchiuso negli schemi tattici" e completamente isolato, tanto da precipitare in una profonda depressione che lo portò a perdere dieci chili e smettere di mangiare.

La situazione si fece insostenibile al termine di quella stagione, quando Chiarugi chiese apertamente la cessione. Fu proprio Nereo Rocco a rappresentare il punto di svolta decisivo nella sua carriera. L'incontro avvenne a Coverciano, dove l'allenatore milanista lo vide in condizioni fisiche disastrose e disse senza mezzi termini: "È tutto qui quello che abbiamo comprato?". Rocco però non lo abbandonò: lo affidò ai cuochi rossoneri e in pochi mesi il calciatore rinacque completamente, ritrovando la forma e la serenità mentale perdute. "Mi promise una famiglia e mantenne la parola", ricorda Chiarugi con evidente emozione.

Uno dei momenti più indimenticabili della sua avventura al Milan rimane la partita contro il Leeds United, descritta come una vera battaglia. Nel corso della sfida, Chiarugi ebbe l'occasione di battere una punizione e, prima di posizionarsi, si rivolse a Gianni Rivera chiedendogli il permesso. "Me la sento", gli confidò, e Rivera generosamente gli cedette il pallone. Chiarugi segnò, e ancora oggi i due amici ricordano questo episodio con il sorriso, con Rivera che ironicamente gli ricorda: "Ti avrei lasciato solo quella, ti è andata bene". Quell'aneddoto incarna perfettamente lo spirito della squadra rossonera di quegli anni, dove i campioni sapevano mettere da parte l'ego per il bene collettivo.