Le prime settimane di Trent Alexander-Arnold al Real Madrid non hanno coinciso con le aspettative, ma dalle colonne della stampa spagnola arrivano verdetti spietati sul laterale destro inglese. A sua difesa interviene un compagno di Liga come Tyrhys Dolan, centrocampista dell'Espanyol originario di Manchester, che invita a smettere di giudicare senza conoscere veramente i sacrifici che comporta indossare una maglia così pesante.

Dolan ha rilasciato dichiarazioni esclusive spiegando come il bombardamento mediatico verso Alexander-Arnold non sempre sia costruttivo. «Non amo commentare altri giocatori e le critiche che ricevono perché, semplicemente, se non sei stato nella loro situazione non puoi permetterti giudizi definitivi» ha spiegato il calciatore. «È facile dall'esterno dire 'non sta facendo questo o quello', ma serve davvero viverci dentro per capire la pressione e la difficoltà che comporta un trasferimento simile».

L'ex difensore del Liverpool, classe 1998, è approdato ai blancos da svincolato dopo 81 presenze in Coppa d'Inghilterra e una carriera intera costruita ad Anfield a partire dal settore giovanile. La decisione di cambiare club ha scatenato polemiche immediate: il celebre commentatore Jamie Carragher lo ha criticato pubblicamente, mentre gli stessi tifosi dei Reds lo hanno fischiato nel corso dell'ultima partita allo stadio. Nonostante il Real dovesse inizialmente pagargli il cartellino ai Reds, la transizione al Bernabéu si è rivelata tutt'altro che agevole rispetto a quanto accadde due anni prima con Jude Bellingham.

Sul campo, le difficoltà sono emerse subito. Alexander-Arnold ha dovuto condividere le presenze con il capitano Dani Carvajal e non ha replicato l'impatto decisivo che dimostrava da anni in Premier League. I media spagnoli non hanno risparmiato colpi: la testata Marca lo ha definito «smarrito» nella prestazione contro il Girona di novembre, sottolineando una difesa «scioccante». Sport ha spinto ancora più in là, assegnandogli un voto di 3/10 e definendolo una «responsabilità» nella retroguardia madridista.

«È il più grande club del pianeta» rimarca però Dolan. «Essere qui rappresenta un onore e il sogno di ogni bambino che gioca a calcio. Sì, riceve critiche, ma ha già realizzato ciò che milioni di ragazzi potrebbero solo sognare. Gli auguro il meglio». Un messaggio di fiducia che Alexander-Arnold dovrà trasformare in prestazioni sul terreno di gioco, dove la realtà madridista non conosce scuse.