La partita tra Inter e Atalanta a San Siro è stata teatro di una escalation di tensione arbitrale che ha lasciato il club nerazzurro con profonda amarezza. Due episodi in particolare hanno scatenato la reazione del gruppo: il gol dell'1-1 dei bergamaschi, assegnato dopo revisione al VAR dall'arbitro Manganiello, e un contatto in area tra Scalvini e Frattesi non sanzionato con calcio di rigore.
La prima protesta è arrivata dalla panchina nerazzurra. Nicolò Barella si è alzato di scatto quando il direttore di gara ha confermato la rete dell'Atalanta nella giocata che ha coinvolto Dumfries. Ancora più virulenta la reazione di Cristian Chivu, il quale ha abbandonato l'area tecnica animatamente protestando con gli arbitri, guadagnandosi prima un'ammonizione e poi l'espulsione. Pochi istanti dopo, il contatto tra i due giocatori in area ha generato ulteriore indignazione con Aleksandar Kolarov in prima linea nelle rimostranze.
Nel secondo episodio, il VAR Gariglio – uomo dalle credenziali controverse (dismesso dalla Commissione Arbitri nel 2023 dopo sole 19 presenze in sei stagioni) – ha confermato il giudizio dell'arbitro escludendo l'errore manifesto. Per l'Inter, tuttavia, la storia arbitrale recente offre precedenti significativi: Dumfries contro Alex Sandro nel 2021 con la Juventus e Darmian contro Magnani nel 2024 contro il Verona, entrambe situazioni simili concluse con rigore assegnato ai nerazzurri.
Il dopopartita si è trasformato in una lunga sessione di confronti negli spogliatoi. Marotta e Ausilio, insieme alla dirigenza della società, hanno richiesto un colloquio diretto con gli arbitri. A questi incontri hanno partecipato anche Andrea De Marco (coordinatore federale per i rapporti fra arbitri e club) e Andrea Gervasoni (delegato della Can per la valutazione della direzione). La riunione si è prolungata per circa trenta minuti, seguito da un confronto fra i dirigenti per decidere la strategia comunicativa: la scelta è ricaduta sul silenzio stampa, per evitare di alimentare ulteriormente il dibattito senza conseguenze costruttive.
Marotta e Chivu hanno lasciato l'impianto di San Siro solo verso le 19, più di due ore dopo il fischio finale. Durante questo lasso di tempo, il presidente, il direttore sportivo Ausilio, il vice Baccin, il club manager Ferri e lo staff sono rimasti a smaltire la frustrazione e ad analizzare in dettaglio gli episodi contestati. Questo atteggiamento riservato contrasta con una precedente occasione in stagione quando il club protestò pubblicamente – attraverso Marotta – per il rigore a Di Lorenzo contro il Mkhitaryan a Napoli. Questa volta la dirigenza ha preferito canalizzare il proprio malcontento attraverso i canali istituzionali ufficiali, dove continuerà a perseguire la questione nei prossimi giorni.














