L'Inter esce dalla gara di ieri pomeriggio con il sangue che bolle nelle vene. Nonostante la scelta strategica di mantenere il massimo riserbo pubblico, il clima all'interno del club è tutt'altro che sereno. Le proteste sono iniziate subito dopo il triplice fischio, quando dirigenti e staff hanno cercato spiegazioni all'arbitro Manganiello sui due episodi più controversi della partita. Lo stato d'animo non è migliorato negli spogliatoi: quando i rappresentanti dell'Aia Gervasoni e De Marco hanno fatto sapere che sul calcio di rigore non c'era alcun dubbio, la delusione tra i dirigenti e l'allenatore è diventata ancora più profonda.

La decisione di non presentarsi ai microfoni è stata ponderata attentamente dalla società, alla luce dei precedenti disciplinari ancora freschi in memoria. L'Inter ricorda bene quanto accadde dopo Inter-Roma dello scorso anno e preferisce non esporre il proprio presidente e i vertici a rischi di squalifiche o multe. L'approccio differisce da quello adottato dopo la gara d'andata con il Napoli, quando Marotta aveva parlato pubblicamente del rigore che sbloccò la partita al Maradona. Questa volta il club ha optato per la compattezza interna, convinto che sia l'unico modo per ritrovare concentrazione e serenità prima delle prossime sfide.

I nerazzurri sono fermamente convinti che la prestazione arbitrale abbia influenzato direttamente il risultato, impedendo alla capolista di allungare il vantaggio sul Milan di almeno dieci punti. Non è la prima volta che episodi simili generano contestazioni: vengono citati i precedenti di Inter-Verona di due anni fa e più recentemente il tocco di braccio di Ricci di una settimana fa, che aveva già fatto discutere. Per la società, gli errori commessi da Manganiello e dal Var Gariglio, la cui designazione aveva suscitato perplessità già prima della gara, non trovano alcuna giustificazione.

Al centro della contestazione anche la scelta di affidare la sala Var a Gariglio, una decisione che aveva già sollevato dubbi negli ambienti nerazzurri prima del calcio d'inizio. L'Inter ritiene che la qualità delle decisioni prese ieri avrebbe meritato una reazione ancora più aspra se non fosse stato per il timore delle conseguenze disciplinari. La strategia del silenzio rappresenta quindi un compromesso tra la legittima frustrazione e la necessità di evitare ulteriori danni.

Sulla panchina del Franchi non ci sarà Cristian Chivu, che ieri ha collezionato la sua prima espulsione da allenatore dell'Inter. Il tecnico romeno ha perso il controllo dopo aver invaso il campo per protestare vigorosamente con Manganiello, prima e dopo il check che non ha portato alla review attesa. Nemmeno il primo giallo ha raffreddato i suoi animi: la reazione insolita di Chivu fotografa perfettamente il clima di tensione che ha caratterizzato gli ultimi minuti della partita e che continua a pervadere l'ambiente nerazzurro.