David Dein, ex co-presidente dell'Arsenal, ha deciso di rompere il silenzio su uno dei trasferimenti più controversi della storia recente del calcio inglese. Durante un'intervista al podcast High Performance, l'82enne ha confessato di nutrire ancora oggi profondo rimorso per la partenza di Ashley Cole verso il Chelsea nel 2006. Una ferita ancora aperta, tanto che Dein ha ammesso di essersi personalmente scusato con il difensore per come è stata gestita tutta la vicenda.
La storia di Cole rappresenta uno dei capitoli più delicati della Premier League moderna. Cresciuto nel vivaio dei Gunners, il terzino sinistro finì al centro di uno scandalo quando emerse che aveva incontrato in segreto José Mourinho e altri dirigenti del Chelsea ben 18 mesi prima di completare il trasferimento. L'episodio costò caro a tutti gli coinvolti: Mourinho e Cole furono multati di 75mila sterline ciascuno, mentre l'agente Jonathan Barnett vide sospesa la propria licenza per 18 mesi. I tifosi dell'Arsenal, furiosi, soprannominarono Cole «Cashley» per quella che percepirono come un tradimento motivato unicamente dal denaro.
Secondo Dein, però, la vera responsabilità ricade sulle spalle della società londrinese. «Perdere Ashley Cole per qualche migliaio di sterline in più è stata una follia», ha dichiarato l'ex dirigente. Cole, allora 25enne e nel pieno della sua maturità atletica, aveva richieste economiche che il club londinese giudicò insostenibili in quel momento. L'Arsenal stava infatti stringendo la cinghia a causa dei costi legati alla costruzione del nuovo stadio Emirates, inaugurato nel luglio 2006. Nel suo libro di memorie, Cole stesso ha svelato che quasi si schiantava in macchina quando scoprì che l'offerta migliore dei Gunners era di 55mila sterline a settimana, mentre Chelsea gli proponeva 90mila.
Il risultato della trattativa si rivelò disastroso per l'Arsenal: il club chiese 25 milioni di sterline per il difensore, ma Chelsea lo portò via versandone soltanto 5, con il francese William Gallas a bilanciare l'operazione nel senso inverso. Una manciata di soldi considerando quello che Cole avrebbe poi dimostrato di valere a Stamford Bridge, dove divenne un simbolo della squadra e costruì una leggenda. Dein ha riconosciuto che anche Arsène Wenger, allora manager dei Gunners, sperava di trovare un accordo con l'agente, ma le strategie finanziarie del club impedirono di andare oltre. Oggi, con la prospettiva del tempo, quell'errore di valutazione appare ancora più grave.













