La partita tra Inter e Atalanta terminata 1-1 a San Siro ha lasciato strascichi polemici legati ad alcune decisioni arbitrali che hanno fatto infuriare i nerazzurri. A fornire una lettura tecnica degli episodi più contestati è Luca Marelli, esperto di arbitraggio per DAZN e ex direttore di gara, che ha offerto un'analisi dettagliata dei due momenti che hanno caratterizzato il finale della sfida.

Il primo episodio riguarda il gol dell'Atalanta realizzato da Nikola Krstovic. L'attaccante ha potuto concludere dopo che Kamaldeen Sulemana aveva strappato il pallone a Denzel Dumfries al limite dell'area, provocando una caduta dell'esterno olandese. L'arbitro Gianluca Manganiello ha lasciato proseguire, decisione confermata anche dal VAR dopo una verifica prolungata. L'episodio ha provocato l'espulsione dell'allenatore dell'Inter Cristian Chivu. "Non c'è contatto tra le gambe," ha spiegato Marelli, "il solo tocco è una mano appoggiata sulla schiena senza spinta autentica. Manganiello ha correttamente valutato il contatto come minimo e ha avuto ragione a non fischiare."

Seconda controversia: il presunto fallo di Giorgio Scalvini su Davide Frattesi su un pallone conteso e rimbalzante. Anche in questo caso, l'arbitro ha optato per il proseguimento del gioco e la VAR non ha ritenuto necessario un intervento in campo. Marelli ha sottolineato come "si tratta di una situazione soggettiva, dal momento che i rigori sono materia seria e non vanno concessi per qualsiasi leggero contatto". L'esperto ha riconosciuto "un contatto tra Scalvini e Frattesi che meritava valutazione, ma non c'è un calcio genuino da parte del difensore bergamasco".

Per quanto riguarda il ruolo della tecnologia, Marelli ha difeso la scelta della VAR: "Manganiello probabilmente non ha visto l'accaduto, ma ritengo giusta la decisione della sala VAR di non intervenire, poiché non si configura un errore chiaro e manifesto. È una situazione interpretabile e naturalmente ogni valutazione rimane legittima." Con queste considerazioni, l'esperto ha cercato di riportare serenità intorno a decisioni che, pur nella loro marginalità, hanno alimentato il dibattito nel post-partita.