Weston McKennie ha concesso un'intervista al podcast statunitense «The Cooligans» nella quale ha affrontato gli aspetti più significativi della sua avventura alla Juventus, descrivendo il suo rapporto con il club torinese come un'esperienza ricca di alti e bassi emotivi. Il giocatore ha sottolineato di aver sempre percepito Torino come la propria casa e di sentirsi pienamente integrato nell'ambiente bianconero.
Il centrocampista americano ha rivelato un momento cruciale della sua permanenza: circa diciotto mesi fa, la Juventus aveva valutato la possibilità di cederlo sul mercato. In quella circostanza, McKennie avrebbe potuto scegliere la strada più comoda, accettando la cessione e cercando spazi altrove. Tuttavia, ha preferito restare e combattere per conquistare nuovamente un posto da titolare, consapevole delle proprie capacità ma consapevole anche delle difficoltà che avrebbe dovuto affrontare.
«Sapevo di poter giocare in questa squadra e sapevo che sarei potuto tornare protagonista», ha spiegato McKennie. «Non è stato un percorso semplice: lunghi periodi in panchina, allenamenti intensissimi quotidiani, ma ero disposto ad accettare tutto questo. Quando ti trovi con le spalle al muro, non puoi permetterti di arretrare: puoi solo andare avanti, abbassare la testa e lavorare sodo». Il giocatore ha evidenziato come questa esperienza lo abbia trasformato non solo dal punto di vista calcistico, ma soprattutto dal punto di vista mentale e della maturità personale.
L'ambiente italiano, secondo McKennie, ha giocato un ruolo fondamentale nel suo sviluppo complessivo. «Essere qui mi ha insegnato moltissimo a livello mentale. La cultura italiana ti insegna a non mollare mai quando le difficoltà bussano alla porta. Mi ritengo cresciuto parecchio sotto questo aspetto», ha affermato il centrocampista.
Guardando al futuro, McKennie ha affrontato il tema del prossimo Mondiale in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico, un evento particolare per lui dato che si giocherà in Nord America. Tuttavia, ha preferito mantenere un approccio pragmatico: «Non sono il tipo che guarda troppo lontano. Preferisco affrontare ogni giorno e ogni partita singolarmente. Ovviamente, come qualsiasi squadra che partecipa a un Mondiale, il nostro obiettivo finale è provare a vincere il torneo, ma al momento mi concentro sul presente».














