Robert Lewandowski continua a stuzzicare la fantasia dei tifosi italiani. Dopo le voci di un possibile approdo tra le fila di Milan e Juventus, il bomber polacco del Barcellona ha concesso un'intervista esclusiva a La Gazzetta dello Sport dove ha fatto chiarezza sulla sua storia con la Serie A e sui suoi prossimi passi professionali.
Dall'incontro con Sportweek emerge una sorpresa: il Genoa è stata l'unica società italiana ad avvicinarsi concretamente a Lewandowski nel corso della sua carriera. Il fatto risale al 2010, quando l'allora giovane promessa polacca stava per trasferirsi al Borussia Dortmund. «Ero ancora in Polonia e stavo per firmare con il Dortmund. Il Genoa voleva prendermi e mi hanno invitato a guardare una partita contro la Sampdoria», ha raccontato l'ex Bayern Monaco. «Ero curioso di scoprire la squadra, lo stadio, l'atmosfera, e inoltre volevo essere leale nei confronti di chi aveva mostrato interesse in me. Sono venuto a Marassi per il derby. È stato l'unico momento in cui ho avuto a che fare con una società italiana».
Sulla possibilità di trasferirsi in Italia a fine stagione, però, Lewandowski frena ogni entusiasmo. Nonostante il contratto in scadenza nell'estate 2026 e gli interessamenti di Milan e Juventus (spinti anche dal successo ottenuto da Luka Modrić al San Siro dopo l'arrivo a parametro zero dal Real Madrid), il campione internazionale si mantiene prudente: «Onestamente oggi non c'è nulla da dire. Sono sincero. L'obiettivo è arrivare alla fine della stagione con più vittorie, gol e titoli possibili. Poi vedremo. Non ci sto pensando e non ho ancora deciso. Non è una priorità al momento».
Quanto allo stato di salute del calcio italiano, Lewandowski esprime un giudizio positivo. «Ritengo la Serie A molto competitiva. È solitamente una lotta e la stessa squadra non vince sempre. Club come Juventus e Inter hanno raggiunto finali di Champions League negli ultimi anni. Non sembra che sia in crisi, a mio parere». Un endorsement che lascia comunque aperta la porta a sorprese future sul mercato.



