La Lazio sta vivendo un momento di profonda crisi sportiva che ha riportato le lancette dell'orologio indietro di ben vent'anni, quasi al punto di partenza della presidenza attuale. Per la seconda stagione consecutiva, il club biancoceleste non prenderà parte ad alcuna competizione europea, un evento che nella lunga gestione di Claudio Lotito si era verificato soltanto agli albori del suo mandato, precisamente nel biennio tra il 2005 e il 2007. All'epoca, il patron capitolino amava ripetere con orgoglio di aver preso la squadra mentre si trovava al suo funerale, riuscendo nell'impresa di trasformare uno stato di coma irreversibile in uno reversibile. Oggi, quel senso di precarietà sembra riaffiorare tra i tifosi, preoccupati da un dato statistico che interrompe una lunga striscia di presenze internazionali e che mette seriamente in discussione la crescita strutturale e la stabilità del progetto tecnico laziale nel panorama calcistico moderno.

Analizzando il precedente storico, bisogna risalire all'estate del 2005, quando Delio Rossi fece il suo esordio sulla panchina biancoceleste in un clima surreale e complicato. La Lazio giocò la sua prima gara ufficiale allo Stadio Olimpico a porte chiuse, a causa di una pesante sanzione inflitta dalla UEFA per episodi di razzismo verificatisi nella stagione precedente durante la sfida contro il Partizan Belgrado. In quel periodo di ricostruzione, Lotito tentò la carta del torneo Intertoto per accedere all'Europa, sfruttando la rinuncia del Messina e i problemi di iscrizione del Livorno, che avevano chiuso il campionato in posizioni migliori. Tuttavia, il cammino continentale si interruppe bruscamente contro l'Olympique Marsiglia di un giovanissimo e allora imprendibile Franck Ribéry, che illuminò il Velodrome eliminando i capitolini dopo un pareggio per 1-1 a Roma e una netta sconfitta per 3-0 in terra francese.

La stagione 2005/2006 fu comunque caratterizzata da un rendimento dignitoso sul campo, ma venne funestata dalle sentenze dello scandalo Calciopoli che stravolsero la classifica della Serie A. Nonostante il sesto posto conquistato con fatica, la Lazio subì una penalizzazione di ben 30 punti che cancellò definitivamente la qualificazione alla Coppa UEFA, costringendo la squadra a ripartire con un ulteriore handicap di tre punti nel campionato successivo. Fu solo nell'estate del 2007 che il club riuscì finalmente a spezzare l'incantesimo negativo, superando la Dinamo Bucarest di Stefan Radu nei preliminari di Champions League. Quel traguardo storico arrivò dopo un sorprendente terzo posto ottenuto in un campionato orfano della Juventus, retrocessa in Serie B, e segnò l'inizio di un ciclo quadriennale sotto la guida di Rossi, culminato con la vittoria della Coppa Italia nel 2009 nella finale vinta ai rigori contro la Sampdoria.

Guardando alla storia più recente, la Lazio ha vissuto altri momenti definiti di "Euro zero", ovvero stagioni senza impegni infrasettimanali internazionali, ma mai per due anni consecutivi dopo il consolidamento della società. È accaduto durante il primo anno di Edy Reja nel 2010/11, nella stagione d'esordio di Stefano Pioli nel 2014/15 e in quella di Simone Inzaghi nel 2016/17. Le analogie con l'ultima versione della squadra, che ha visto l'addio di Maurizio Sarri, sono impressionanti e riflettono una formazione che ha faticato a trovare continuità tattica e mentale. La mancata partecipazione alle coppe europee per un biennio non rappresenta solo un danno d'immagine per il blasone del club, ma comporta anche un pesante contraccolpo economico per una società che ha sempre fatto dei ricavi UEFA un pilastro fondamentale per il calciomercato e per il mantenimento della competitività ad alti livelli.