La corsa alla presidenza della Federazione Italiana Giuoco Calcio entra oggi nella sua fase più calda e ufficiale. Giovanni Malagò, figura centrale dello sport italiano, ha consolidato la sua posizione incassando un appoggio di peso: la Lega Serie B ha infatti annunciato formalmente di voler sostenere la sua candidatura. Questo schieramento, che vede convergere i vertici del campionato cadetto insieme a quelli della Serie A, delinea un fronte compatto dei professionisti che punta a un profondo rinnovamento del sistema federale. Entro la giornata odierna, i candidati provvederanno all'invio formale delle proprie proposte programmatiche tramite posta elettronica certificata, allegando l'elenco delle leghe che sostengono i rispettivi nomi, dando così il via ufficiale al conto alla rovescia per l'assemblea elettiva.

Malagò ha scelto di ufficializzare il suo impegno dopo aver rispettato i tempi della diplomazia sportiva internazionale. L'ex numero uno del Comitato Olimpico ha spiegato di aver atteso la conclusione della visita istituzionale a Roma della presidente del CIO, Kirsty Coventry, prima di sciogliere le riserve. "Avevo promesso che avrei chiarito la mia posizione subito dopo questo evento e sono stato di parola, per rispetto delle istituzioni e di tutte le componenti coinvolte", ha dichiarato Malagò confermando l'invio della documentazione necessaria. La sua strategia mira a costruire una leadership forte che possa rappresentare le istanze dei club di vertice, cercando al contempo di dialogare con le altre anime del calcio italiano per evitare una frattura insanabile all'interno del consiglio.

Dall'altra parte della barricata, Giancarlo Abete non sembra intenzionato a fare passi indietro, nonostante i numeri attuali lo vedano in una posizione di rincorsa. Il leader della Lega Nazionale Dilettanti controlla un pacchetto di voti che si aggira intorno al 30%, una quota significativa ma non sufficiente per garantire la vittoria senza alleanze trasversali. La decisione di Abete di proseguire nella sfida elettorale è motivata dalla volontà di tutelare l'autonomia del calcio: un ritiro anticipato potrebbe infatti trasmettere un segnale di instabilità verso il Governo, alimentando le voci di chi, all'interno della maggioranza, caldeggia l'ipotesi di un commissariamento della FIGC. Mancano ancora quaranta giorni al voto del 22 giugno, un tempo che Abete intende sfruttare per cercare mediazioni o per consolidare il proprio blocco d'opposizione.

In questo scenario di incertezza, il ruolo della Serie C diventa fondamentale per spostare l'ago della bilancia. La Lega Pro ha scelto per ora una linea di prudenza, ribadendo che la priorità assoluta verrà data all'analisi dei programmi piuttosto che ai nomi dei candidati. Se Malagò riuscisse a convincere anche la terza serie e a intercettare i voti dei dissidenti interni alla LND, la sua elezione potrebbe trasformarsi in un plebiscito, garantendogli quella legittimazione totale necessaria per governare senza ostacoli. Al contrario, una vittoria di misura porterebbe alla nascita di una presidenza costretta a confrontarsi quotidianamente con un'opposizione agguerrita, complicando l'iter delle riforme strutturali che il calcio italiano attende ormai da anni per rilanciare la propria competitività su scala europea e mondiale.