Pep Guardiola ha deciso di rispondere pubblicamente agli attacchi ricevuti per la sua scelta di schieramento nella sfida di Champions League di mercoledì contro il Real Madrid, terminata con un pesante 3-0 a favore degli spagnoli nel primo tempo dei sedicesimi di finale. Il manager catalano, ancora una volta al centro delle polemiche per presunte decisioni tattiche affrettate in momenti cruciali, ha lanciato una requisitoria appassionata sulla natura dell'analisi calcistica contemporanea.
Secondo Guardiola, le valutazioni sulla sua gestione tattica seguono esclusivamente il filo conduttore dei risultati. «Se vinci, sono un genio. Se perdi, tutti a sparare in testa», ha dichiarato il tecnico con una certa frustrazione. Ha rimarcato come in 17 anni di competizioni europee abbia subito critiche feroci ogni volta che un'eliminazione arrivava, sottolineando l'incoerenza di un giudizio basato unicamente sull'esito finale piuttosto che sulla razionalità delle scelte. Ha ricordato il caso della finale di Champions del 2021 contro il Chelsea, quando lasciò in panchina sia Fernandinho che Rodri come mediani davanti la difesa, decisione completamente demolita dalla critica, contrapponendolo al plauso ricevuto dopo i dieci cambi attuati nella vittoria di Coppa Italia contro il Newcastle.
Riguardo alla partita contro i Blancos, Guardiola ha spiegato la logica dietro l'assetto offensivo: desiderava una minaccia concreta, giocatori capaci di attaccare lo spazio, pressione generata dagli esterni. Nei primi venti minuti il suo disegno aveva funzionato discretamente, ma il match si è poi incanalato su binari totalmente diversi. Ha riconosciuto comunque che le spiegazioni tecniche, per quanto valide, raramente convincono chi ha già emesso un verdetto sulla base dello spartito finale.
In vista della sfida di campionato di sabato contro il West Ham, con l'Arsenal ancora da inseguire in vetta, Guardiola ha affrontato anche il tema di Erling Haaland, il suo bomber che negli ultimi diciassette incontri ha segnato appena quattro reti. Il mister ha ammesso la necessità di trovare più frequentemente la punta davanti alla porta, elemento cruciale sia per le ambizioni personali dell'attaccante che per il progetto collettivo di City.

















